Gianluca Guidi "’The Voice’, aneddoti e note"

Al Michelangelo ’Sinatra, the man and his music’. "Un omaggio doveroso. Mio padre Johnny Dorelli veniva definito la sua ’versione italiana’"

Gianluca Guidi "’The Voice’, aneddoti e note"

Gianluca Guidi porta domani al Michelangelo ’Sinatra, the man and his music’

‘The Voice’: Frank Sinatra è stato uno dei protagonisti della scena del Novecento. Cantante, attore, produttore, apripista del genere pop declinato al jazz. A lui, Gianluca Guidi dedica lo spettacolo ‘Sinatra, the man and his music’, che sarà in scena domani sera alle 21 al teatro Michelangelo di Modena. Accompagnato da Stefano Sabatini al pianoforte, Dario Rosciglione al contrabbasso, Marco Rovinelli alla batteria, Guidi ripercorrerà la carriera di Frank Sinatra, tra musica e parole, raccontando anche curiosità e aneddoti sulla sua vita, dagli amori tormentati con Ava Gardener o Lauren Bacall ai rapporti con la famiglia Kennedy.

Un tributo a Frank Sinatra: com’è maturata in lei questa scelta?

"Nel 2015 sono stati celebrati i 100 anni dalla sua nascita e ho pensato fosse doveroso rendergli un omaggio. Questo mio spettacolo è decisamente longevo: salvo il periodo pandemia, sono nove anni che lo portiamo in giro, siamo alla 250esima replica".

Evidentemente il pubblico gradisce…

"Non sta a me dirlo, ma oggettivamente lo spettacolo piace, forse anche perché non mi limito a cantare le sue canzoni, ma parlo di lui, racconto aneddoti, in una sorta di ‘teatro canzone’ . A seconda della serata aggiungo o cambio qualcosa, magari un brano, anche per evitare la routine e la noia ai miei musicisti, che secondo me rischiano di addormentarsi durante i miei monologhi. Il palcoscenico ti consente questo di bello: anche improvvisare".

Cosa racconta di Sinatra? Anche aspetti inediti?

"Di lui si è già detto tantissimo, della sua vita, dai rapporti con la famiglia Kennedy alle tormentate relazioni amorose. Io aggiungo al racconto degli aneddoti di mio padre, che è stato definito il Frank Sinatra italiano. Ha vissuto a New York per undici anni dopo la guerra e dopo essere tornato in Italia ha inciso numerosi brani del nostro beniamino tradotti in lingua italiana. D’inedito c’è molto poco: diciamo che rivelerò qualche aspetto che è stato trascurato da alcune generazioni, ma non posso ‘spoilerare’".

A proposito di suo padre, Johnny Dorelli, nello spettacolo ci sarà anche un cameo…

"La sua presenza ‘virtuale’ mediante un racconto relativo ad un incontro che non c’è mai stato in realtà. Rischiarono di incontrarsi, ma non si conobbero mai".

Esiste un legame di famiglia con Frank Sinatra: quando è ‘entrato’ nella sua vita?

"A casa c’era una serie di dischi che aveva comprato mio padre, lui e mia mamma (l’attrice e ballerina Lauretta Masiero) erano degli appassionati. Me ne capitò uno tra le mani con Count Basie, diretto da Quincy Jones, che si intitolava ‘It might as well be spring’. Era una musicassetta e la consumai. Così entrai in confidenza con Sinatra e Quincy Jones".

Sinatra ha influito sul suo percorso artistico?

"Inevitabilmente, essendo cresciuto con la sua musica, ha influito sulle mie scelte musicali: ho sempre cercato di cantare dando importanza alle parole come faceva lui".

Lei ha conosciuto il figlio di Sinatra…

"Sì, moltissimi anni fa, Frank Sinatra Junior stava facendo una tournée in Italia. Io cantavo in un locale di Milano, una sera venne a sentirmi e l’impresario mi propose di fare una tournée assieme a lui. Poi venne fuori il fatto che avrei dovuto usare il nome ‘Johnny Dorelli Junior’ e allora declinai subito".