Le norme non bastano: "Donne come oggetti. Mentalità da sradicare e uomini da rieducare"

L’avvocato Aldrovandi: "Condannati da riabilitare per evitare recidive"

Le norme non bastano: "Donne come oggetti. Mentalità da sradicare e uomini da rieducare"
Le norme non bastano: "Donne come oggetti. Mentalità da sradicare e uomini da rieducare"

"Serve più prevenzione e occorre implementare le misure economiche. Le norme possono bloccare almeno temporaneamente le condotte violente, ma senza una seria riabilitazione che faccia capire a queste persone che non è con le minacce, le persecuzioni o l’ossessione per il possesso che si possono gestire i rapporti interpersonali, il rischio di recidiva anche verso altre vittime è molto alto". Così l’avvocato modenese Elisabetta Aldrovandi, chiamata a collaborare a titolo gratuito con la Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, interviene sull’escalation di denunce – e quindi di misure – nei confronti di uomini violenti.

"I dati dei primi nove mesi del 2023 parlano di un -13 % di atti persecutori a livello nazionale, di 16599 denunce per maltrattamenti in famiglia nell’anno che si è appena chiuso contro i 18843 del 2022: questo dimostra che la prevenzione è molto utile se usata bene – afferma –. Una sub cultura, quella del possesso e dell’assenza di rispetto della dignità altrui, che va sradicata, sia educando alla sensibilità, all’empatia e al rispetto, fin dalla più tenere età, sia riabilitando i condannati, che, scontata la pena, torneranno in libertà: non va dimenticato, infatti, che la possibilità di recidiva, senza una presa di coscienza piena sul disvalore morale e giuridico di quanto commesso, rischia di essere molto alta.

Con l’entrata in vigore della riforma Roccella, il 9 dicembre 2023 – spiega l’avvocato modenese –, sono stati approvati alcuni interventi per rafforzare la tutela delle vittime di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, violenza sessuale, lesioni, revenge porn, ossia tutti quei reati che rientrano nella cosiddetta violenza domestica e di genere e che rappresentano i cosiddetti reati ’spia’, ossia l’anticamera del delitto più grave, l’omicidio. In particolare – continua Aldrovandi –, è stato rafforzato l’uso del braccialetto elettronico nei confronti delle persone denunciate per questi reati.

Inoltre, la norma estende l’applicabilità delle misure di prevenzione personali, attualmente applicabili ai soggetti denunciati per atti persecutori e di maltrattamenti contro familiari e conviventi, anche a soggetti indiziati di alcuni gravi reati che ricorrono nell’ambito dei fenomeni della violenza di genere e della violenza domestica.

Ma non basta: il Pubblico Ministero dovrà chiedere l’applicazione della misura cautelare entro trenta giorni dalla denuncia, e il giudice dovrà pronunciarsi nei venti giorni successivi, a differenza di ciò che accadeva prima, quando il PM era tenuto a pronunciarsi solo nel caso di richiesta di misura cautelare, potendo anche evitare di motivare la mancata istanza".

Aldrovandi fa quindi presente come le pene, in caso di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima, siano state estese anche alla violazione degli ordini di protezione emessi in sede civile.

"Ed è proprio al giudice civile che è stato dato il potere di ordinare alla persona gravemente indiziata di violenza domestica di allontanarsi dalla casa familiare o di non avvicinarsi alla persona che chiede protezione. È stato inoltre disposto l’arresto in flagranza differita se la denuncia è corredata di video, immagini o chat che confermano la pericolosità del soggetto denunciato, purché avvenga entro 48 ore dal fatto.

Si tratta di norme che rafforzano il Codice Rosso, entrato in vigore nel 2019, rafforzando quindi le procedure e gli strumenti per la tutela delle vittime di violenza, così da consentire una preventiva ed efficace valutazione e gestione del rischio di letalità, di reiterazione e di recidiva. Ciò che serve implementare, e la norma in questione va anche in questa direzione, è la prevenzione delle condotte violente, spesso derivanti da personalità aggressive e prevaricatrici, e da mentalità che vedono nella donna non una persona da amare, ma un oggetto da possedere".

Valentina Reggiani