Luca Bono "La mia storia, come una magia"

Il talento dell’illusionismo al teatro Michelangelo tra autobiografia e stupefacenti giochi di prestigio. Garantisce... Arturo Brachetti

Luca Bono "La mia storia, come una magia"

Luca Bono "La mia storia, come una magia"

È considerato il talento magico più interessante della sua generazione, interprete del nuovo illusionismo. Luca Bono, 31 anni, porterà il suo primo one man show l’8 dicembre alle 21 al Teatro Michelangelo di Modena. In ‘L’Illusionista’, con la regia di Arturo Brachetti, Bono ripercorre con sincerità e passione il proprio percorso umano e professionale, tra grandi illusioni, close up, manipolazione e coinvolgimento del pubblico: una formula originale e inedita per i palcoscenici teatrali che stupisce, emoziona, diverte. Al suo fianco Sabrina Iannece, artista e assistente e co-protagonista.

Lei viene definito ‘un ragazzo normale in grado di fare cose eccezionali’: cosa ne pensa? "In realtà non saprei… La magia, quello che faccio sul palcoscenico, sono presentate senza quell’aurea, quella ‘pomposità’ che spesso fanno parte del personaggio del prestigiatore, ma che non mi si addicono. Sono molto timido".

È timido?

"Molto. La magia è stata un buon strumento per ‘sbloccarmi’. La timidezza è abbastanza comune nei ‘maghi’: anche Arturo Brachetti e David Copperfield lo sono. La magia è una ‘forma di riscatto’: non hai bisogno di preparare un discorso con uno sconosciuto per approcciarlo, basta dirgli ‘scegli una carta’".

Come è nata la sua passione?

"Un po’ per caso: dai 9 ai 14 anni ho corso a livello agonistico con i go kart. Poi a seguito di un incidente mi sono dovuto fermare, e mio fratello maggiore, Davide, per farmi passare il tempo ha iniziato a farmi vedere dei numeri di magia e i primi giochi. È scattata la scintilla. Ho iniziato a frequentare a Torino il ‘Circolo Amici della Magia’ dove con maestri veri ho imparato i trucchi e le illusioni; e continuo ad andarci quando riesco perché non si smette mai di imparare". Uno show non di sole illusioni, bensì di un lavoro teatrale autobiografico fresco e sorprendente...

"Farò giochi di prestigio, stupefacenti, ma andrò oltre: racconterò la mia storia attraverso la magia".

Arturo Brachetti è il suo direttore artistico: come vi siete conosciuti?

"Al Circolo della magia: era il 2008, avevo 16 anni, i capelli a caschetto e sapevo fare volare un pezzo di legno. A lui serviva un ragazzo che, nelle veci di Harry Potter facesse volare una scopa. Ho debuttato con lui e poi siamo sempre rimasti in contatto: nel 2010 ho fatto la prima tournée con lui in giro per l’Italia e poi siamo stati per sei mesi a Parigi. Con noi c’erano anche altri artisti: ho imparato moltissimo da tutti loro".

Ma… ad un mago capita anche di sbagliare?

"Ogni tanto, ma abbiamo una ‘regola’: mai rivelare al pubblico cosa avverrà nel finale".

Il suo numero preferito?

"Sicuramente amo molto le colombe, sono le stesse con me da 14 anni, tra mamme e figli, molte sono nate in casa mia".