Rapina in villa a Maranello, quattro banditi armati nella tenuta di Marasti: "Picchiati e minacciati"

L’impreditore: "Stavo guardando la tv con mia moglie quando ce li siamo trovati davanti. Avevano l’accento dell’Est Europa ed erano molto ben addestrati, sembravano dei militari"

La cucina della villa, dove i coniugi Marasti sono stati aggrediti

La cucina della villa, dove i coniugi Marasti sono stati aggrediti

Modena, 22 luglio 2022 – “Sono stati brutali, violenti. Abbiamo temuto davvero di morire: una cosa così l’avevo vista solo nei film". Rapina all’arancia meccanica, giovedì sera, in una villa di San Venanzio di Maranello. Vittime di quasi mezz’ora di puro terrore, il noto imprenditore Giuseppe Marasti e la moglie Maria Ravazzini. L’imprenditore, in passato, aveva subito due grossi furti e aveva denunciato alle autorità come la criminalità impazzasse in quelle zone, fondando anche un comitato.

Ma quello che è accaduto giovedì sera è stato qualcosa di molto più preoccupante e grave: la banda di rapinatori entrata in azione si è mostrata assolutamente senza scrupoli e ha agito con violenza e determinazione, picchiando i coniugi e appropriandosi di tutto ciò che di valore era in casa. Alle botte si sono aggiunte le minacce di morte, ripetute più volte.

"Non si è trattato di un furto normale, ma di una rapina che poteva finire molto male – sottolinea Marasti – Io cerco sempre di scordare le cose brutte ma questa volta è stato un incubo, un film del terrore con una violenza inaudita. Ad agire è stato un gruppo di quattro criminali con esperienza militare e sicuramente dell’Est Europa, romeni o albanesi. Io, ad un certo punto, ho reagito perché non ne potevo più e hanno ripreso a picchiarmi".

Erano da poco passate le 22 di giovedì sera quando l’incubo ha avuto inizio. L’imprenditore e la moglie si trovavano seduti in cucina, intenti a guardare la televisione quando hanno sentito un rumore fortissimo, legato all’improvviso sollevamento della tapparella automatica e semi blindata che in quel momento risultava solo parzialmente abbassata. "Sono entrati in meno di un secondo e ci sono venuti addosso: ci hanno buttato per terra e abbiamo battuto la testa – racconta l’imprenditore – Continuavano a ripeterci: ‘Ti ammazzo e se chiami i carabinieri torno ad ucciderti’. Impossibile – spiega Marasti – distinguere i loro volti. Indossavano passamontagna e risultavano visibili solo gli occhi. Avevano indumenti lunghi e i guanti. L’italiano lo parlavano benissimo ma, memore dei miei numerosi viaggi, credo che la cadenza fosse quella dell’Est Europa. In quei momenti io e mia moglie abbiamo sinceramente pensato di morire. La prima cosa che mi hanno strappato dal polso è stato il Rolex; dopo di che ho avvertito dei colpi alla testa, all’occhio sinistro e al naso e ho notato che lo stesso stavano facendo con mia moglie, anche se in maniera più leggera. Ci hanno intimato di tenere gli occhi rivolti verso il basso e, dopo averci picchiato – racconta ancora la vittima – ci hanno chiuso in una stanza". La banda ha poi svuotato la cassaforte portandosi via circa 1500 euro.

"Uno dei banditi ci ha sorvegliati, continuando a ripetere che ci avrebbero ammazzati se avessimo chiamato i carabinieri". Sul posto sono accorse diverse pattuglie dei militari dell’Arma insieme ai colleghi del Ris. Sono ora in corso serrate indagini – nel più totale riserbo – per cercare di individuare i responsabil. L’imprenditore e la moglie sono stati medicati al pronto soccorso dell’ospedale di Sassuolo.