Sessismo all’Accademia di Modena: “Pronte altre 10 denunce contro il colonnello”

Parla l’avvocato dei militari che accusano di vessazioni l’ex capo del centro ippico: “Sono emersi altri episodi. Molte delle vittime hanno lasciato l’esercito”

Il tenente colonnello Giampaolo Cati, in forza all’Accademia di Modena

Il tenente colonnello Giampaolo Cati, in forza all’Accademia di Modena

Modena, 28 gennaio 2024 – Almeno un’altra decina, forse più, tra testimoni e vittime pronti a presentare denuncia. Potrebbe complicarsi ancora di più la posizione del tenente colonnello Giampaolo Cati, ex capo del Centro Ippico dell’Accademia Militare di Modena, indagato per vessazioni e atti persecutori nei confronti di suoi sottoposti.

Agli undici soldati già parti offese si aggiungono infatti altri militari che stanno uscendo allo scoperto e che nei prossimi giorni presenteranno denuncia in Procura a Modena. A riferirlo è il legale che li rappresenta, l’avvocato Massimiliano Strampelli. "Stiamo ricevendo segnalazioni da persone che sono disposte a testimoniare – spiega il legale – ci sono altre parti offese che nei prossimi giorni depositeranno le denunce alle competenti autorità".

Si tratta sempre di militari che negli anni hanno prestato servizio presso il Centro Ippico Militare quando a capo c’era il tenente colonnello Cati. "Questi ragazzi non si sentono più soli – continua Strampelli – trovando appoggio nelle istituzioni, in primis nella Procura della Repubblica, e forti della pubblicità della vicenda, allentano le loro remore".

Il legale spiega inoltre come la gran parte di loro abbia deciso di lasciare l’esercito. "Hanno rinunciato ad una carriera militare avviata – sottolinea – e questo è il loro rammarico maggiore, ma si sono trovati in una situazione per la quale non potevano che congedarsi perché erano arrivati al punto di rottura. Lo Stato ha perso validi uomini e donne ".

Le testimonianze raccontano di un clima autoritario, fatto di minacce e umiliazioni; soldati sia donne che uomini sottoposti ad atti punitivi, spesso conditi da frasi sessiste e body shaming. "Un ambiente di lavoro ostile – continua il legale – stressante, patogeno. Un teste ha definito ‘burn out’ quello che si stava verificando all’interno della struttura".

La fondatezza delle accuse, secondo il legale, è data dal fatto che gli episodi riguardano diversi anni e che molti soldati che hanno testimoniato dunque non si conoscevano tra loro. Respingono le accuse i difensori del tenente colonello Cati, gli avvocati Guido Sola e Francesca Romana Pellegrini che ricordano come "l’ufficiale pubblicamente messo alla berlina in queste ore è ufficiale pluridecorato, con immacolato stato di servizio e destinatario di importanti riconoscimenti militari e civili".