Sulle tracce di Antonio Gramsci: "In scena il suo pensiero ribelle"

Lo spettacolo di Silvia Truzzi e Gad Lerner è in programma stasera alle 21 al Teatro Michelangelo

Sulle tracce di Antonio Gramsci: "In scena il suo pensiero ribelle"

Sulle tracce di Antonio Gramsci: "In scena il suo pensiero ribelle"

di Maria Silvia Cabri

"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza".

Le parole di Antonio Gramsci, grande intellettuale del Novecento e fondatore del Partito comunista, risuonano libere nella loro straordinaria attualità. Un precursore dei tempi, lungimirante e illuminato, come emerge dai tre temi scritti dal liceale Antonio, nell’anno scolastico 1910-1911, ultimo al liceo Dettori di Cagliari, rimasti inediti fino al ritrovamento avvenuto nel 2022. Temi che sono al centro dello spettacolo portato in scena da Silvia Truzzi e Gad Lerner ne ‘Il sogno di Gramsci/I temi liceali di un giovane ribelle’, stasera alle 21 al Teatro Michelangelo di Modena.

Silvia, fate rivivere un Gramsci inedito: cosa ne emerge? "La straordinaria precocità del suo pensiero. Portiamo in scena un Antonio ventenne che anticipa punti chiave del suo pensiero politico, studiato ancora oggi in tutto il mondo e di assoluta attualità. Siamo nella Sardegna di inizio Novecento, arretrata e misera: Nino, così lo chiamavano in casa, è costretto ad andare a lavorare a 11 anni, per poi riprendere gli studi; povero e malato ma così assetato di sapere da rinunciare a mangiare per andare a teatro e comprare libri e riviste".

Una testimonianza molto preziosa…

"Quel che impressiona di più è la sua capacità di visione e analisi della società. Non c’era internet, ma Nino aveva una memoria prodigiosa e un intelletto fuori dal comune. Nel primo tema inventa una parola, ‘americanarsi’, riferendola alla vecchia Europa. Lui che mai aveva visto l’America e che si definiva ‘triplice e quadruplice provinciale’, anticipa qui le future famose riflessioni su Americanismo e fordismo".

Come è strutturato lo spettacolo?

"E’ suddiviso in tre parti, come tre sono i temi. Un ragazzo del luogo, coetaneo di Antonio, legge gli scritti, io racconto la vita di Gramsci e Gad (che è entrato in possesso dei temi nella primavera del 2022, ndr) commenta il testo, in un percorso che tiene insieme le parole del giovane Antonio, il suo pensiero da adulto e l’Italia di oggi, rispetto alla quale ha ancora tanto da dire. La narrazione è intervallata da testimonianze audio di chi lo ha conosciuto, da Sandro Pertini a Teresa Noce".

Le tracce dei temi partono da grandi pensatori: Ibsen, Kant, Leopardi. Quale l’ha toccata più da vicino?

"Se devo scegliere, quello su Giacomo Leopardi. Le loro biografie sono per certi versi speculari: morti a cento anni esatti di distanza, li accomuna la malformazione della schiena dovuta al morbo di Pot, tanto che nel tema Gramsci cita a memoria lo Zibaldone quando Leopardi prega i suoi detrattori di non ‘incolpare dei suoi ragionamenti i suoi malanni’. Anche Gramsci verrà deriso per la sua gobba: il 16 maggio 1925, durante il suo unico discorso in Parlamento, venne interrotto da un deputato fascista: ‘Taci Rigoletto!’. Gramsci, perseguitato e incarcerato dal regime, è un martire del Fascismo. Ma Mussolini rispettava il suo genio e quel giorno obbligò il deputato a scusarsi con Gramsci".

Il suo primo ‘incontro’ con Gramsci?

"Posso dire che Gramsci ‘è casa mia’: fino al liceo, ho abitato in piazzale Antonio Gramsci a Mantova".