Violenza e nozze combinate: "Torturata dai parenti, la scuola l’ha aiutata"

Inizia il processo che vede vittima una studentessa 19enne di origine indiana che oggi vive nel Reggiano. La sua insegnante: "Non poteva sposare chi voleva, l’ho ospitata a casa"

L'avvocato Barbara Iannuccelli che rappresenta la vittima

L'avvocato Barbara Iannuccelli che rappresenta la vittima

Modena, 3 aprile 2024 – ”Ho fatto quello che era giusto fare e che andava fatto. Alla base c’è stato un grande lavoro di squadra. Ora la ragazza è serena: si è sposata ed è in cerca di lavoro". Si è aperto ieri il processo che vede alla sbarra i genitori, la nonna e la zia di una studentessa indiana 19enne, accusati di maltrattamenti nei confronti della giovane, all’epoca dei fatti residente nel modenese. La ragazza era stata sottoposta a sevizie da parte dell’intera famiglia poiché si era innamorata di un connazionale 23enne: la giovane, infatti, era già promessa sposa nel suo paese d’origine e i familiari non accettavano quel rifiuto al matrimonio combinato. A testimoniare ieri in aula la responsabile del centro di formazione professionale del bolognese che per prima si è resa conto della situazione di pericolo in cui si trovava la studentessa e che non solo le ha offerto aiuto, ma anche la propria casa ospitandola nel momento più ‘critico’.

La vicenda, infatti, ricorda purtroppo quella di Saman, della quale si sono recentemente celebrati i funerali. "La studentessa era rimasta assente da scuola per alcuni giorni – ha spiegato la docente in aula – il 27 marzo dello scorso anno aveva chiamato la zia per dire che era stata male, forse a causa del covid e che aveva perso il cellulare. L’indomani la ragazza era tornata a scuola e si era rivolta alla propria tutor negando di essere stata male e spiegandole di essere stata percossa dai familiari e privata del proprio telefonino poiché si era innamorata di un connazionale. Una situazione non gradita dalla famiglia: doveva sposare un altro giovane nel paese di origine. Ci ha raccontato che stava subendo una serie di violenze, che andavano dalle botte all’isolamento in casa – ha raccontato ancora – e di aver bevuto un latte cattivo che l’aveva fatto addormentare, ma anche di essere stata presa a calci nella pancia dal padre. Avevo fatto un percorso sui femminicidi e conosciuto un’associazione di volontario contro la violenza: mi sono rivolta a loro".

Una volta partita la segnalazione, la vittima era stata messa in contatto con l’attuale legale che la rappresenta, l’avvocato Barbara Iannuccelli. "Il 26 aprile, in un successivo incontro con l’avvocato a scuola la giovane aveva manifestato paure: l’abbiamo portata in commissariato ma non era disponibile un posto in una struttura, così l’ho portata a casa mia. Inizialmente voleva andare via ma l’abbiamo convinta ad essere posta in protezione, grazie all’immediato intervento del questore".

La 19enne oggi vive nel reggiano con quello che è divenuto suo marito, coronando il proprio sogno d’amore. A testimoniare ieri in aula, anche il marito. "Ci siamo conosciuti sui social e ci siamo messi insieme un anno fa – ha spiegato. I suoi parenti non erano d’accordo con la nostra relazione: dicevano che ero un drogato e che facevo parte di una casta più bassa. Le avevano tolto il telefono e la picchiavano: il papà la prendeva per la gola. Mi aveva mandato la foto dei lividi e diceva che non la facevano mangiare. Quando pensa alla sua mamma, però, pia nge – conclude il ragazzo. Le manca moltissimo".