L’elettrocardiogramma? Te lo fa il medico di base: sfida alle liste d’attesa

Nascono le Aft, Aggregazioni funzionali territoriali. Ecco a cosa servono

Ci sono le novità delle Aggregazioni funzionali territoriali, che dovrebbero essere operative dalla prossima estate

Ci sono le novità delle Aggregazioni funzionali territoriali, che dovrebbero essere operative dalla prossima estate

Pesaro, 2 gennaio 2024 – Il caso di specie potrebbe essere questo. C’è un paziente diabetico e iperteso, che abita nell’entroterra e avrebbe bisogno di fare un elettrocardiogramma, o un holter cardiaco. Non va in ospedale. Va dal medico di famiglia, che gli fa gli esami e li referta. E magari chiede un teleconsulto al medico specialista ospedaliero. Ma può fare anche un passo in più: se il paziente non può muoversi, certi strumenti glieli può portare a domicilio: il paziente si monitora da solo, e tutti i suoi parametri finiscono in un database che i medici possono tenere sotto controllo. Niente file al Pronto soccorso, nessuna richiesta di esami con l’incognita dei tempi. Una nuova gestione del paziente compresa nella sigla Aft, che sta per Aggregazione funzionale territoriale. Gli atti preliminari sono stati definiti i primi di dicembre tra i medici e la Regione, e più o meno la prossima estate saranno operativi.

Dottor Paolo Misericordia, segretario regionale Fimmg, spesso si è parlato della carenza di medici di famiglia.

"Questo accordo colma proprio questioni che riguardano l’assistenza sul territorio, potenziando la medicina generale".

Chi avrà i maggiori benefici?

"Per i medici di medicina generale ci sarà una vera e propria presa in carico del paziente cronico, con possibilità di gestire la diagnostica di primo livello direttamente in ambulatorio".

Per quali esami e prestazioni?

"Il medico potrà utilizzare direttamente in studio l’elettrocardiogramma, l’holter cardiaco, l’holter pressorio, la sprirometria... producendo i relativi referti. In più avrà la possibilità, attraverso la tecnologia, di avere un referto da remoto da parte di uno specialista: un consulto a distanza. In questa maniera potremo incidere sul contenimento della ’tragedia’ organizzativa attuale, che sono le liste d’attesa a cui è difficile dare una risposta".

E se il paziente non può muoversi da casa?

"C’è la telemedicina, ad esempio in situazioni più disagiate (montane o alto collinari) dove è difficile arrivare e ci sono pochi medici. In quel caso si attiva la teleassistenza, il telemonitoraggio e la telerefertazione. In pratica, a domicilio, vengono utilizzati strumenti che rilevano parametri importanti e inviano i dati a un database che il medico può monitorare a distanza: magari, la prima volta, a casa ci va l’infermiere, poi il paziente si gestisce da solo".

Concretamente, come sono organizzate le Aggregazioni funzionali territoriali?

"Il territorio marchigiano viene diviso in 44 Aft (12 ad Ancona, 8 a Pesaro, 11 a Macerata, 6 a Fermo, 7 ad Ascoli) che comprendono bacini di utenza intorno ai 25-30mila utenti. Ciascuna ha tra i 15 e i 20 medici: un team organizzativo-assistenziale che comprende anche le segretarie di studio e gli infermieri. Ogni aggregazione ha uno studio di riferimento a cui invia i pazienti per fare gli esami".

Questo taglierà le liste d’attesa?

"Sì, perché si crea un rapporto agevole tra il medico e lo specialista, il paziente non ricerca ulteriori consulti e la modalità telematica produce un notevole risparmio di tempo. Non ridurremo Tac e Risonanze, ma molte altre cose sì".

Ci saranno incentivi per i medici?

"Parlerei piuttosto di ’effetti premianti’ in base al raggiungimento degli obiettivi".