Ex calciatore morto di Alzheimer, la lettera delle sorelle: "In una Rsa è iniziato il calvario’"

Il racconto dopo la morte di Fausto Mazzanti che da giovane ha giocano nel Fano e nella Vis: "La nostra è una testimonianza"

Pesaro, 6 dicembre 2023 – “La nostra vuole essere solo una testimonianza e in quanto tale ha la pretesa di sollecitare delle risposte per cercare di capire". Maria Cristina, Paola, Stefania e Simona Mazzanti concludono così la lettera che racconta gli ultimi mesi di vita di loro fratello Fausto, il 72 enne ex calciatore fanese scomparso lo scorso martedì e che da giovane aveva militato prima con l’Alma Juventus Fano e poi con la Vis Pesaro.

Fausto Mazzanti, l’ex calciatore decduto lo scorso 28 novembre. Era malato di Alzheimer da cinque anni
Fausto Mazzanti, l’ex calciatore decduto lo scorso 28 novembre. Era malato di Alzheimer da cinque anni

Mazzanti da cinque anni lottava contro l’Alzheimer, ma nulla gli impediva di mantenere vivi i suoi interessi: camminava, andava a trovare i nipoti e tornava a casa in autonomia.

"Nel tempo i discorsi si impoveriscono – raccontano le sorelle in una lettera – ma non importa, noi lo sappi amo e continuiamo a mantenere viva la relazione rassicurandolo e aiutandolo quando si blocca nei dialoghi, a volte è lui stesso a ridere di sé grazie alla sua buona autoironia".

Le cose però iniziano a cambiare quando Mazzanti, in un pomeriggio d’inverno, scivola e si frattura un polso. Un episodio che lo segna, ne parla spesso con le sorelle e accetta di essere affiancato in modo più continuativo.

“Nel mese di maggio partecipiamo ad un incontro rivolto ai familiari dei malati di Alzheimer organizzato dal distretto azienda sanitaria di Fano. Illustrano, fra le altre cose, la possibilità di ricoverare il malato, in questo caso nostro fratello, per un mese all’interno della struttura ‘Cante di Montevecchio’ (Fano). Il percorso di cura lo chiamano ‘il Mese di sollievo’ per la famiglia e per l’infermo". Peccato però che quel mese apre la strada ad una degenerazione della malattia che porterà Mazzanti in pochi mesi alla morte.

“Agli inizi di luglio Fausto viene ricoverato dopo un episodio di aggressività. Lo andiamo a trovare regolarmente, spesso è assente e semiaddormentato, poco dopo sarà costretto all’uso del pannolone. Ci dicono che non è capace di orientarsi e trovare la toilette. Chiediamo più volte di poterlo portare fuori a camminare, ma ci viene detto che è rischioso perché potrebbe opporre resistenza al ritorno… Ma non è così – sottolineano le quattro sorelle –. Niente viene condiviso con noi famigliari, le risposte del personale ogni volta sono evasive, dicono che sia violento e che bisogna contenerlo ma intanto lui non ci riconosce più".

Solo dopo qualche settimana, il 17 luglio, le condizioni di Mazzanti degenerano ulteriormente: "Non è più capace di mangiare da solo e lo ritroviamo su una carrozzella – dalla quale non si alzerà più –. Una settimana dopo gli inseriscono il catetere e gli legano i polsi alla carrozzina e al letto", raccontano le sorelle Mazzanti.

Il 7 agosto il 72enne esce dalla struttura fanese ma non cammina più, non controlla gli sfinteri e viene imboccato per l’assunzione dei pasti. Il ‘Mese del sollievo’ è, di fatto, "l’inizio del suo calvario che continuerà anche in alcune strutture di Urbino e Piobbico, dove poi morirà – conclude Maria Cristina Mazzanti –. Fausto era un uomo dotato di una certa prestanza fisica, uno sportivo. Non si muore in pochi mesi di Alzheimer. Il suo calvario è terminato poi il 28 novembre 2023 e oggi abbiamo bisogno di risposte".