MODENA, È UN CASO aziendale non frequente, uno di quelli che fa scuola: la tipica impresa a conduzione famigliare che cambia pelle e diventa moderna e manageriale.

E i risultati arrivano, anche in un settore molto difficile come quello della moda. Così è successo ad Intima Moda, storica azienda del distretto modenese legato al mondo fashion, che ha saputo rimanere al passo coi tempi. Lo può testimoniare il presidente Fabio Franciosi, figlio del fondatore dell’impresa.

Presidente, come nasce Intima Moda?

«Era il 1972, mio padre ed i miei zii iniziarono con un piccolo laboratorio di produzione e vendita di corsetteria all’ingrosso. Ci furono ottimi risultati e nel 1985 si trasformarono in Spa».

Qual è stato lo step successivo?

«Negli anni ’90 rilevammo una piccola realtà di lingerie al dettaglio creando il marchio Verdissima, ad oggi uno dei nostri marchi di riferimento. Poi proseguimmo l’espansione, soprattutto nei primi anni 2000, con il progetto di apertura dei primi store monomarca. Ad oggi gli store sono quattro, a Bologna, Cattolica, Firenze e Montecatini oltre ad un temporary a Milano in Viale Manzoni, in pieno quadrilatero della moda».

Cosa significa occuparsi di underwear e beachwear per quattro decenni?

«Saper interpretare non solo i mutamenti di mercato, ma soprattutto i desideri femminili. Una sfida costante che continua ad impegnarci».

Poi nel 2012 la svolta decisiva.

«Sì, come famiglia siamo sempre stati attenti ai cambiamenti del mercato. Abbiamo capito che occorreva una diversa mentalità, più manageriale. Ci siamo affidati ad un direttore generale proveniente da una multinazionale e abbiamo cambiato il modello aziendale».

In cos’è consistito il cambiamento?

«In un cambio di cultura e di mentalità. Il modello da industriale si è tramutato in un approccio orientato al consumatore. Inoltre c’è maggior condivisione delle idee e dei progetti tra le varie funzioni aziendali».

Questo come si traduce in pratica?

«Le faccio un esempio significativo. Una volta pensavamo che il prodotto dovesse essere prima di tutto bello. Oggi non è così. Adesso il riferimento è l’estetica, ma anche vestibilità e prezzo, che deve essere congruo al mercato».

Cosa vede nel futuro di Intima Moda?

«Lo sviluppo di negozi monomarca e maggior peso sull’export, che vorremmo arrivare a raddoppiare. Continuare sul percorso di managerialità all’interno dell’azienda».

Per arrivare dove?

«Per continuare a crescere e ad acquisire una buona reputazione sul mercato. Questo dovrebbe inoltre agevolarci nella ricerca di partnership. E in questo caso potremmo essere sia predatori che prede».