ROBERTA BEZZI
Cronaca

Albino Arcozzi: “Chiudo il negozio aperto nel 1939”

Il 30 marzo stop alla storica attività. "Ma mio figlio Filippo continuerà quella di realizzazione giardini"

Albino Arcozzi, grazie dei fiori: "Chiudo il negozio aperto nel 1939"

Albino Arcozzi, grazie dei fiori: "Chiudo il negozio aperto nel 1939"

Ravenna, 13 marzo 2024 – Il prossimo 30 marzo chiuderà un’altra storica attività ravennate, Arcozzi Fiorista, aperta nel lontano 1939. Il negozio, che ora si trova in via Circonvallazione San Gaetanino 239, è stato aperto da Antonio Arcozzi inizialmente in via Sant’Alberto 2/A, e poi passato nelle mani dei figli Geo e Paolo e successivamente ad Albino, figlio di Paolo. "Ho raggiunto ormai l’età della pensione e le forze vengono meno – spiega Albino Arcozzi, 74 anni –. Ci tengo però a precisare che a chiudere è solo il negozio gestito da me negli ultimi cinquant’anni e più, quello dedicato alla vendita di fiori e piante, mentre prosegue regolarmente l’attività de ‘I giardini di Arcozzi’ che si occupa di realizzazione giardini, manutenzione del verde, potature di alberi e della vendita di robot tosaerba, quest’ultimo un ambito di specializzazione che ha avuto un bel successo in questi anni.

Proseguirà quindi regolarmente il lavoro della ditta di mio figlio, Filippo Arcozzi, che dopo essere diventato perito agrario nel 2008 si è dedicato anima e cuore alla creazione di questo ramo d’azienda".

Albino Arcozzi è cresciuto in mezzo a piante e fiori, come dice scherzando: "Si può dire che sono nato sotto il cavolo". "Già a 7/8 anni – ricorda –, dopo la scuola elementare, mi mandavamo ad annaffiare le piante nel vivaio. Facevo questo più che giocare. Così è stato naturale iniziare a lavorare nel settore e subentrare in silenzio a mio padre e mio zio nella gestione, subito dopo il diploma di segretario d’azienda. Ho passato una vita in negozio e ora che mi avvicino alla meritata pensione, già so che mi mancherà. Ma conserverò per sempre il ricordo dei tanti lavori fatti, tutti impegnativi dall’addobbo di una chiesa per un matrimonio o per una festa alla preparazione di confezioni di fiori, perché ho sempre dato il massimo per cercare di tener fede alla parola data al cliente. La mia migliore soddisfazione? Vedere la soddisfazione del cliente".

Lavorare decenni nel settore, ha significato anche vedere da vicino i cambiamenti. "Il più importante è avvenuto da dieci anni a questa parte – racconta –. Si vendono sempre meno fiori. Le persone hanno esigenze sempre più particolari a fronte di una minore capacità di spesa, vogliono fare bella figura con pochi euro, ma non è possibile perché la roba di qualità ha inevitabilmente dei costi. Così il mestiere del fiorista non è più sufficientemente remunerativo: dopo il boom di negozi di anni fa, oggi il numero si è in pratica dimezzato".

Arcozzi fa poi notare che sono quasi sparite le produzioni locali di piante e fiori, il mercato è ormai monopolizzato dall’Olanda. E ricorda con nostalgia quando suo padre Paolo coltivava in vivaio alcune varietà molto ricercare di dalie che hanno vinto anche premi negli anni Quaranta. "Le abbiamo vendute fino a dieci anni, poi abbiamo smesso la produzione perché si è persa la sapienza di mio padre", rivela Albino. Il fiore preferito? "La rosa rossa è sempre la più bella".