Daniela Poggiali, ex primario e caposala: assoluzioni annullate. Processo da rifare

La decisione della Corte di Cassazione per Giuseppe Re e Cinzia Castellani sul caso delle morti all’Umberto I

Ravenna, 24 novembre 2022 - La Cassazione nella tarda serata di ieri ha bocciato l’assoluzione lampo pronunciata il 15 novembre dell’anno scorso dalla corte d’assise di Ravenna per il 73enne Giuseppe Re, di origine siciliana ma residente a Bologna, e per la 67enne Cinzia Castellani, originaria di Copparo ma residente a Fusignano. E ha stabilito che il processo andrà rifatto davanti alla corte ravennate ma in differente composizione.

Daniela Poggiali
Daniela Poggiali

I due imputati, in qualità di primario e caposala al tempo dei fatti, in quella sede dovranno nuovamente rispondere dell’omicidio, con dolo eventuale, della paziente 78enne Rosa Calderoni di Russi morta l’8 aprile del 2014 a poche ore dal ricovero all’ospedale ‘Umberto I’ di Lugo. Secondo le indagini dei carabinieri del nucleo Investigativo coordinate dal pm ravennate Angela Scorza - la quale dopo l’assoluzione aveva presentato direttamente ricorso alla Suprema Corte - pur a fronte dei tanti campanelli di allarme, i due non avevano cioè adottato tutti gli accorgimenti necessari a impedire all’allora infermiera Daniela Poggiali di uccidere la paziente con una iniezione di potassio: scenario accusatorio che ha visto una condanna della 50enne in primo grado all’ergastolo seguita da due assoluzioni in appello sconfessate da altrettante Cassazioni; il terzo appello il 25 ottobre 2021, si era chiuso con un’ulteriore assoluzione. E su questo fronte, si è in attesa di ulteriore Cassazione già fissata per gennaio 2023. Una situazione in divenire insomma: e così il 15 novembre 2021 per ex primario ed ex caposala, dopo vari rinvii, si ripartiva dall’esito dell’appello ter per Poggiali. E mentre i più si aspettavano al massimo un ulteriore rinvio, la corte ravennate, a sorpresa, in pochi minuti era uscita dalla camera di consiglio con un’assoluzione in mano pronunciata ancora prima dell’avvio del processo quindi solo sulla base della lettura del capo d’imputazione.

Secondo quanto poi chiarito nelle motivazioni a firma del giudice Michele Leoni, dalla lettura delle norme di settore, si capiva “chiaramente che non era nel potere dei due imputati rimuovere la Poggiali”. Al massimo avrebbero potuto “segnalarla agli organi disciplinari o all’autorità giudiziaria”. Ma anche così non vi sarebbe stata certezza “che gli organi disciplinari avrebbero rimosso” quell’infermiera “e nemmeno che avrebbero attivato un procedimento disciplinare nei suoi confronti”. Da ultimo secondo il giudice Leoni, alla luce dell’esito delle sentenze per la ex infermiera, “si deve riconoscere, per onestà intellettuale, che, con un andamento così altalenante e disorientante, non era certo esigibile” da ex primario ed ex caposala, un atteggiamento “addirittura di tipo predittivo” su eventuali comportamenti della Poggiali”. Interpretazioni che il sostituto procuratore generale romano Mariella De Masellis ha ribaltato chiedendo agli Ermellini, e ottenendo, che il processo fosse rifatto, così come già chiesto dal pm Scorza la quale aveva lamentato, tra le altre cose, una “erronea applicazione della legge penale” a partire dalla “posizione di garanzia” rivestita dai due imputati in quella che aveva definito “vertiginosa acrobazia giuridica e logica”. In particolare il pg ha definito “decisamente eccentrica ed erronea” la motivazione di assoluzione in alcuni suoi punti. Soprattutto in uno: il parallelismo tra “il delitto tentato” e “la non compatibilità con il dolo eventuale”.