Condanna a Eletti: "Il padre non mangiò i bignè avvelenati e Marco cambiò piano"

Depositate le motivazioni della sentenza di 1° grado (24 anni e 2 mesi). Il ragazzo, reo confesso, uccise a martellate il padre Paolo. Il giudice: "Da mesi si era documentato sui modi per ledere a terzi"

Marco Eletti in udienza. Quello con il padre Paolo era un "rapporto ruvido"
Marco Eletti in udienza. Quello con il padre Paolo era un "rapporto ruvido"

Reggio Emilia, 25 agosto 2023 – “Il piano di Marco era la soppressione di entrambi i genitori mediante avvelenamento". Dopo 180 giorni sono state depositate presso la cancelleria del Tribunale di Reggio, le motivazioni della sentenza di Primo Grado del processo a carico di Marco Eletti.

Il 33enne di San Martino in Rio, il 24 febbraio era stato condannato in Corte d’Assise (presidente Cristina Beretti, a latere Matteo Gambarati e i giudici popolari) alla pena di 24 anni e 2 mesi di reclusione, venendo riconosciuto colpevole dell’omicidio del padre Paolo, di quello tentato di sua madre Sabrina Guidetti, con l’aggravante della premeditazione, il 24 aprile del 2021. Erano cadute, invece, quelle relative ai futili motivi e all’utilizzo di sostanze venefiche (rimasta in piedi, quest’ultima, solo per il tentativo di omicidio della madre).

Marco Eletti in udienza. Quello con il padre Paolo era un "rapporto ruvido"
Marco Eletti in udienza. Quello con il padre Paolo era un "rapporto ruvido"

Quel piano, però, fallisce: "Perché Paolo Eletti non mangia il bignè nei quali erano stati introdotte delle sostanze psicoattive potenzialmente letali. Marco decide di adottare un altro metodo: reperisce un martello e uccide il proprio padre".

Il tutto mentre il padre era assopito e la madre Sabrina già in coma sotto l’effetto delle benzodiazepine appena assunte mangiando i dolci portati dal figlio.

Il contesto famigliare

La Corte, nelle 23 pagine di motivazioni, si sofferma, tra le altre cose, sul complicato contesto famigliare in cui è cresciuto Marco e che è stato lungamente indagato anche in sede dibattimentale, sia dal pm Piera Cristina Giannusa, che dalla difesa, impersonata dagli avvocati Domenico Noris Bucchi e Luigi Scarcella. Vi è la figura della madre e la sua famiglia che ha fatto sì che "Sabrina fosse una donna isolata non supportata da nessuno dei suoi famigliari e che non è mai riuscita a garantire a Marco le attenzioni e le cure materne". Nonché quella del padre, Paolo Eletti, il quale provava un sincero affetto per il figlio, ma il "loro rapporto era ‘ruvido’. Marco ne soffriva, soprattutto se l’aggressività era rivolta alla nonna materna".

Una relazione che prende una piega irrimediabile dopo la morte dei nonni nel 2020. La scelta di vivere a Reggio e di non trasferirsi a San Martino era vista da Paolo come un fallimento personale "sottoponendo Marco a una sorta di ricatto morale", dice la Corte dei giudici.

La premeditazione

Il tema della premeditazione è l’elemento chiave su cui molto si è giocato durante il primo grado. Se per gli avvocati Bucchi e Scarcella non si può parlare di premeditazione "perché Marco voleva uccidere solo la madre", i giudici, tuttavia, dissentono.

A detta della Corte, Marco Eletti: "Già da diversi mesi prima di quel 24 aprile del 2021, si era documentato attentamente sulle possibili forme con le quali si può ledere a terzi". Ricerche che "testimoniano l’insorgere del proposito criminoso che si è via via sempre più rafforzato". E ancora: "Non ha alcuna rilevanza che Paolo e Sabrina siano stati uccisi (in realtà solo il primo, come è noto, ndr) con diverse modalità. (La premeditazione) è l’ideazione, il rafforzamento, la prosecuzione del proposito criminoso".

Quando Marco si è reso conto che Paolo non aveva mangiato i bignè con le benzodiazepine: "ha cambiato mezzo".

Il movente è, anche alla lettura delle motivazioni, la domanda che resta sostanzialmente inevasa. Qual è il movente che ha spinto Marco Eletti ad agire in questo modo? Nel paragrafo relativo all’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, i giudici spiegano: "Dall’istruttoria è emerso che sarebbero stati molteplici i motivi che potrebbero aver determinato l’agito criminale sia singolarmente considerati, sia sommati tra loro". La doppia vita del padre, la scoperta di non essere figlio naturale di Paolo Eletti, la scoperta della relazione extraconiugale della madre, la pressione economica per persuaderlo ad andare ad abitare nella casa famigliare, il movente economico di Marco di diventare unico proprietario dell’intero stabile famigliare. "Nessuna di queste ipotesi ha trovato conferma. Se dunque, non è stato possibile individuare il movente dell’azione, non è in alcun modo possibile affermare che lo stesso sia futile".

Le attenuanti

Marco Eletti è stato considerato meritevole delle attenuanti generiche. "Ha confessato in apertura di udienza". Esso "costituisce un elemento importante che deve essere valutato – sottolinea la Corte -. Marco è incensurato, ha poco più di 30 anni, di vita irreprensibile". Oltre ad aver intrapreso un percorso di supporto psicologico, "Va infine data rilevanza al comportamento processuale tenuto". Con il consenso all’acquisizione della gran parte degli atti d’indagine, è stato permesso "un processo celere e senza inutili appesantimenti". E’ per questo che al 33enne di San Martino in Rio sono state riconosciute in "giudizio di equivalenza" sulle aggravanti.