Olimpiadi 2026, Torelli boccia la pista da bob di Cortina: “A Torino basta sistemare quella di Orion”

L’architetto che fu presidente di Orion interviene nel dibattito nazionale: "Anche il Comitato olimpico si è opposto a una nuova struttura, ma poi si è intromessa la politica"

Reggio Emilia, 27 febbraio 2024 – Sarà perché pochissime persone al mondo possono dire d’aver costruito una pista olimpica da bob. Sarà perché questo tipo di impianto - per le velocità di discesa dagli atleti, che corrono anche a 165 km/h - deve raggiungere la perfezione. Sarà perché ormai non c’è più tempo per progettare, realizzare, omologare e inaugurare un altro tracciato prima dell’avvio delle Olimpiadi invernali di MIlano-Cortina, che si apriranno tra meno di due anni; o perché chiedere ospitalità a Saint Moritz sarebbe una mezza figuraccia. L’architetto Oddo Torelli non ha dubbi. Lui, che in veste di ex presidente di Orion ha lasciato un po’ del suo cuore - e purtroppo tanti crediti mai riscossi - a Cesana Torinese, rilancia: "Non c’è altra possibilità se non quella di ripristinare la nostra pista in Piemonte".

Sopra, l’architetto Oddo Torelli. A sinistra la pista da bob costruita a Cesana Torinese e ora ammalorata per l’abbandono
Sopra, l’architetto Oddo Torelli. A sinistra la pista da bob costruita a Cesana Torinese e ora ammalorata per l’abbandono

Architetto Torelli, a Cortina a che punto siamo?

"Il primo bando era andato deserto. Ora è intervenuto un accordo tra Simico, la società costituita per fare le opere olimpiche e la Pizzarotti. Credo di poter dire che il cantiere sta partendo con molte difficoltà e la contrarietà degli stessi cortinesi".

Costo?

"Stiamo parlando di un valore di 81,6 milioni di euro più Iva".

La pista che Orion realizzò a Torino costò 110 milioni. Ed era il 2006.

"Esatto. Sono stati depennati e non calcolati i lavori complementari. Ciò significa che il Comitato organizzatore dovrà affrontare un extra budget per tutti gli allestimenti e le strutture necessarie mancanti".

Ripristinare Cesana quanto costerebbe?

"34 milioni di euro ed i tempi per il suo recupero funzionale sarebbero compatibili con lo svolgimento del “famoso” test-event del marzo 2025, un anno prima dell’apertura dei giochi".

E il Comitato olimpico internazionale?

"Ha dato parere contrario alla costruzione di una nuova pista e già bocciato due progetti. La direttiva dice: ‘Non servono nuove piste, bisogna usare le piste esistenti e funzionanti’. Eppure si va cocciutamente avanti con Cortina".

Perché?

"Perché si è intromessa la politica, le voglie dei presidenti delle due Regioni, Lombardia e Veneto, e della Lega nazionale. Ma un’Olimpiade non può essere la celebrazione di un governo locale. Quindi sono cominciate le dispute con il Cio, che è severissimo e, va ricordato, è il ‘proprietario’ delle Olimpiadi".

Ma a Cortina si farà in tempo a costruire l’impianto?

"Sarà una corsa disperata... L’impianto del bob dovrà essere pronto nel marzo 2025 per i test di prova. I meno benevoli sostengono che la pista si farà, ma non servirà per i Giochi e arriverà fuori tempo massimo".

Perché servono tempi così lunghi?

"Progettazione e costruzione di un impianto così complesso richiedono tempi molto dilatati soprattutto quando ci sono dei supervisori estremamente preparati ed esigenti, come accade per la realizzazione delle opere olimpiche.C’è il mondo che ti guarda e giudica".

Quando il Cio dice piste ‘esistenti e funzionanti’, boccia sia Cortina che Cesana. Perché non andare a Saint Moritz?

"Sarebbe l’ennesimo extra budget visto l’onere che comporterà affittare gli impianti svizzeri. In più, la perdita di tutte le ricadute locali.Insomma si profilerebbe una Olimpiade invernale svizzera e Italiana, in barba al motto di coloro che sbandierano il ‘prima gli italiani’".

Ma organizzare un’Olimpiade a questo punto è una fortuna o una disgrazia?

"Il Comitato olimpico non vuole più essere associato alla costruzione di “cattedrali nel deserto” ed incomincia a parlare - la moda “oblige” - di sostenibilità ambientale. In realtà, nel passato la celebrazione di un’Olimpiade tornava utile ai territori interessati per la quantità di opere che altrimenti non sarebbero riusciti a mettere in campo. E strade, stadi e ponti vedevano la luce assieme ad un buon numero di alloggi popolari. Insomma i destinatari di tutto questo ben di Dio erano grandi sostenitori dei Giochi. C’era a monte un Pantalone che pagava: Cio e Stati nazionali. Poi le cose sono cambiate".

Insomma, una mezza disgrazia.

"Difficile trovare nelle cronache successive alla fine delle singole Olimpiadi delle rendicontazioni puntuali e definitive. Diciamo che gli elementi negativi sopravanzano i positivi. Poi, siccome, molte opere sportive servono per i soli 20 giorni di svolgimento dell’Olimpiade, in tempi di ristrettezze e di crisi economiche sono cominciate aspre critiche a tutto questo spreco".

E il bob, come lo slittino, non conta un gran numero di praticanti.

"Oggettivamente è il meno praticato degli sport invernali".

Insomma, una pista basta e avanza. Anzi, è avanzata.

"Se è vero che il bob di Cortina è già cronaca di un disastro annunciato, allora nelle prossime settimane bisognerebbe valutare realisticamente le chances che offre l’esistenza di un bob tutto italiano che non aspetta altro che essere usato. Così verrebbe valorizzato anche l’intervento finanziario pregresso, servito per costruirlo. Sono sempre tasse pagate dai cittadini italiani quelle di cui stiamo parlando".

Peccato che sia stato abbandonato.

"La sua gestione passò a un ente parapubblico che chiuse nel 2011. E l’impianto si è ammalorato".

A proposito: la cooperativa Orion non riuscì a riscuotere l’intero importo.

"Fu una sofferenza. A fronte di 110 milioni di costi preventivati e spesi per la costruzione del manufatto olimpico, dopo un lungo contenzioso ricevemmo 2 terzi del dovuto. Di fatto abbiamo concorso materialmente al finanziamento delle Olimpiadi invernali di Torino, nostro malgrado, vessati da un sistema ed un meccanismo liquidatorio iniquo".

Vi fu ingenuità?

"Da parte nostra, nessuna. Dall’altra...".

Avrà conservato anche dei bei ricordi.

"Certo. Era un magnifico impianto. Per la refrigerazione serve ammoniaca. Potenzialmente esplosiva. A Cesana non si verificò mai nessun incidente. A Sochi, nel 2014, i guasti furono numerosi. Per questo dico: Cesana era un impianto all’avanguardia, recuperiamolo".