Saman, adesso è caccia alla madre

Dopo l’estradizione di Shabbar Abbas, il procuratore capo Paci: "Questa operazione dimostra la credibilità delle istituzioni italiane". Il padre è già in carcere a Modena

A sinistra la madre di Saman, Nazia Shaheen, latitante in Pakistan da 28 mesi;  a destra la fuga dei coniugi Abbas il 1° maggio 2021 dalla Malpensa, poche ore dopo il delitto

A sinistra la madre di Saman, Nazia Shaheen, latitante in Pakistan da 28 mesi; a destra la fuga dei coniugi Abbas il 1° maggio 2021 dalla Malpensa, poche ore dopo il delitto

Reggio Emilia, 2 settembre 2023 – Un viaggio in silenzio, da Islamabad a Roma. "Era tranquillo Shabbar Abbas" sul volo dell’Aeronautica militare che nella notte lo ha portato a Ciampino. Ad accompagnarlo, nel compimento di una estradizione definita "storica", c’era anche il maggiore Maurizio Pallante, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio, che dall’inizio ha seguito il caso di Saman, la 18enne prima scomparsa, poi ritrovata sepolta e uccisa sotto due metri di terra in un rudere di Novellara.

L’uomo, atterrato a Ciampino sei minuti dopo la mezzanotte di ieri, è stato scortato in un passaggio a Rebibbia, per poi essere trasferito definitivamente al carcere di Modena ("non in quello di Reggio, perché non volevamo che incrociasse altri imputati del procedimento", ha sottolineato il procuratore capo di Reggio, Calogero Gaetano Paci). Il 47enne è accusato dell’omicidio della figlia Saman insieme alla moglie Nazia, al fratello Danish e ai nipoti Ikram e Nomanhulaq. Uccisa per essersi ribellata a un matrimonio combinato con un cugino.

All’appello, ora, manca solo un tassello: la madre Nazia Shaheen, latitante da 28 mesi. "Il quadro cautelare non è completato e continueremo a lavorare perché l’ordinanza venga integralmente eseguita", ha chiosato il procuratore. Anche per Nazia, infatti, c’è la richiesta di estradizione, con una ’red notice’ internazionale. "Continueremo a lavorare in silenzio e sottotraccia", ha specificato Paci. "Ma non molleremo, come non abbiamo mai fatto in questo caso", ha sottolineato il maggiore Pallante.

Ma, ieri, era anche il giorno per tirare le somme. Riuniti attorno a un tavolo della procura di Reggio, gli artefici di questo risultato hanno ripercorso le tappe salienti di un’operazione "a tratti insperata". Oltre a Paci e Pallante, erano presenti Andrea Milani, comandante provinciale dei carabinieri di Reggio, il generale della Finanza Giampiero Ianni (direttore Scip e responsabile Interpol Italia) e Costantino Scudieri della Polizia di Stato, esperto per l’immigrazione del ministero dell’Interno. Tutti hanno sottolineato come questa estradizione rappresenti "un esempio di perfetta funzionalità e anche di credibilità del sistema istituzionale italiano". Una procedura – ha spiegato Paci – "che si è svolta in totale assenza di normativa bilaterale fra Italia e Pakistan, l’approccio da seguire è stato improntato alla cortesia internazionale, con un Paese caratterizzato da un ordinamento giuridico e e un sistema valoriale completamente diversi dai nostri. Le difficoltà sono state di gran lunga superiori rispetto all’aspettativa concreta di ottenere risultati". Ma "le autorità pakistane hanno compreso" che la richiesta "non intendeva intentare ai valori di quel Paese", ma seguiva una procedura di giustizia riconosciuta sul piano internazionale, che richiede la consegna di tutti coloro che sono riconosciuti o anche solo ritenuti indiziati di un delitto grave come un omicidio".

Dieci mesi, dal suo arresto del 15 novembre scorso all’arrivo in Italia: un tempo "tutto sommato celere"; ma, soprattutto, "è la prima volta che una estradizione attiva viene concessa", dal Pakistan, "non era mai successo". L’ok "fa anche ben sperare su una riuscita di un accordo più ampio", tra Italia e Pakistan, che "sappiamo essere in fase di gestazione, per creare un sistema di relazioni bilaterali più stabile", ha detto Paci. Un accordo che sarebbe molto importante, dato che in Italia ci sono infatti 200mila pakistani regolarmente censiti e "la presenza, non solo nella nostra provincia, ma nel nostro Paese, di questa nazionalità, è particolarmente folta".

Perché con il caso di Saman "l’opinione pubblica italiana ha subito uno choc, ma anche in Pakistan il caso ha destato forte commozione. In quel Paese c’è una diversità valoriale, per esempio sui rapporti coniugali, ma mai si ritiene ammissibile l’omicidio", ha concluso Paci.