Omicidio Avitabile, lo sfogo di Anna: "Non era un pazzo, mio padre sapeva quello che faceva"

La figlia di Angela, uccisa da Raffaele Fogliamanzillo, contro la sentenza di assoluzione: "Diceva sempre: prima o poi l’ammazzo. Sapeva che non l’avrebbero messo in carcere"

Rimini, 29 novembre 2023 – "Non doveva finire così, mia mamma meritava giustizia. È come se l’avessero ammazzata due volte". Non ci sta Anna, la figlia di Angela Avitabile, la donna massacrata a coltellate dal marito il 22 aprile del 2022. Il suo assassino, Raffaele Fogliamanzillo, 62 anni, è stato prosciolto per un vizio totale di mente: in base alla sentenza della Corte d’Assise di Rimini, dovrà trascorrere almeno vent’anni rinchiuso in una Rems, il vecchio ospedale psichiatrico. Un verdetto che non va giù ad Anna e agli altri due figli Ferdinando e Maicol (assistiti dagli avvocati Milena Montemaggi e Aidi Pini).

In primo piano Anna Fogliamanzillo
In primo piano Anna Fogliamanzillo

Vi aspettavate un esito diverso?

"Ci aspettavamo una condanna esemplare per un uomo che ha trucidato la mamma dei suoi figli e che non si è mai pentito del suo gesto. Non abbiamo mai perso un’udienza, abbiamo sempre tenuto un profilo basso confidando nella giustizia, ma dopo mesi e mesi questa sentenza ci lascia delusi e amareggiati. Non riusciamo ad accettare che la parola assoluzione venga associata al nome di nostro padre".

La perizia chiesta dalla Procura, diversamente da quella di parte civile, ha accertato un disturbo psichico grave, in base al quale Fogliamanzillo non poteva essere imputabile.

"L’infermità mentale è una storia a cui non crediamo. Nostro padre era perfettamente consapevole delle sue azioni. Diceva sempre: prima o poi ve la ammazzo. Sapeva che non l’avrebbero messo in carcere perché era iscritto alle liste del Centro di igiene mentale".

Ritenete che l’internamento in una Rems sia una misura sufficiente?

"In carcere o in una Rems fa poca differenza: l’importante è che non sia messo nelle condizioni di farci del male. Alcune settimane dopo il delitto l’abbiamo incontrato in una struttura psichiatrica. Ci ha detto: quando esco di qui finisco il lavoro e uccido anche voi".

Avete paura?

"Tanta. D’altra parte, la paura è stata una costante della nostra vita familiare. Raffaele era un uomo autoritario, violento. Era ossessionato dal presunto tradimento di Angela, che però esisteva solamente dentro la sua testa. Non solo nostra madre, ma anche noi figli siamo stati vittime di maltrattamenti. Sputi, minacce, aggressioni. Tutte cose che non sono state tenute in considerazione in aula. Ancora oggi siamo seguiti dagli psicologi. E mio figlio, che era presente il giorno del delitto, continua a fare incubi in cui vede la nonna coperta di sangue".

Vostra madre lo ha mai denunciato?

"Sì, una denuncia c’è stata, nel febbraio del 2022, pochi mesi prima del delitto. Prima di allora, Angela non aveva mai trovato il coraggio di farlo. Raffaele la minacciava dicendo che avrebbe fatto fuori noi figli".

Lunedì, al termine del processo, ci sono stati dei momenti di tensione in aula: l’avvocato della difesa, Viviana Pellegrini, ha raccontato di essere stata pesantemente insultata ed è stata scortata a casa dalla polizia di Stato.

"Alcuni giornali hanno scritto che da parte dei figli ci sono state delle minacce, ma non è assolutamente vero. Dopo la lettura della sentenza c’è stato, questo sì, un momento di rabbia e forse abbiamo un po’ perso le staffe. Il nostro rancore però non era indirizzato all’avvocato Pellegrini, il cui lavoro abbiamo sempre rispettato: è stata una reazione istintiva per una sentenza che ci ha colti alla sprovvista. Siamo persone perbene, come lo era nostra madre".