Montescudo, il proprietario della Locanda Malatesta. "Mi hanno massacrato, me ne vado"

Riccardo Lanzafame chiude dopo le polemiche. Aveva accusato di razzismo gli avventori per aver assunto un cameriere africano

Riccardo Lanzafame con il cameriere africano
Riccardo Lanzafame con il cameriere africano

Rimini, 20 marzo 2019 - «​Mollo tutto, me ne vado. Contro di me insulti e falsità». Riccardo Lanzafame saluta tutti e prepara la partenza da Montescudo. Con il suo cartello appeso all’insegna della Locanda Malatesta ha scatenato una battaglia. ‘In questo locale abbiamo assunto un ragazzino di colore, se sei razzista non entrare’ recitava la scritta pensata come risposta a un post sul social di un altro commerciante che prendeva di mira Lanzafame e il dipendente africano da poco assunto. Da quel momento nulla è stato come prima. In un weekend il locale si è riempito di persone che solidarizzavano con il titolare e il giovane Masamba Gaye, arrivato in Italia dopo avere rischiato la vita più volte sognando una nuova vita. Ma fuori, tra le vie del borgo di Montescudo, la rabbia montava. ‘Non siamo razzisti’ dicono e scrivono sui cartelli i commercianti. E sui social gli insulti si sprecano. Un tensione che ha portato Lanzafame ha dire basta ieri mattina con un post, poi rimosso.

Lanzafame, decide di chiudere mentre il ristorante lavora a pieno regime?

«Non faccio che ricevere insulti. Mi dicono che sono un infame e che ho studiato tutto per farmi pubblicità».

E’ così?

«No».

Lascia per gli insulti?

«Sul mio conto sto leggendo di tutto. Persino una signora che mi accusa di avere fatto un colloquio alla figlia e averle detto che doveva andare scollacciata in sala. Non ho mai detto cose del genere, figuriamoci, le cameriere che lavoravano qui avevano i pantaloni e la polo. Poi tirano fuori vecchi post messi da me su Salvini per screditarmi».

Ma quei post li ha messi lei.

«Sì, e non mi nascondo. Il ministro diceva di rispedire a casa chi delinque, e sono d’accordo».

I dipendenti che fine faranno?

«Il cuoco se n’è andato l’altro giorno, ha detto per motivi personali».

E non riesce a trovarne un altro?

«Ho contattato più persone, ma non vogliono venire. Forse sono spaventati dal clima che si è creato. Avevo in programma due colloqui con altrettante cameriere, ma non si è presentato nessuno. C’è chi mi dice perché non metto Masamba in cucina, ma è alle prime armi, come posso lasciargli una cucina da gestire».

Che fine farà Masamba?

«Lo tengo con me. Fino a quando andrà avanti l’albergo della Locanda starà con me».

C’è chi la accuserà di fare pubblicità alla locanda per vendere le camere.

«Lo so, ma durerà poco».

Cosa intende?

«Al momento ho prenotazioni. Mi chiamano anche dal Piemonte per organizzare pullman, ma quando finiranno quelle già prese, sempre che non riesca ad annullarle, chiudo tutto e me ne vado da qui, la situazione è diventata insostenibile. Non per questo mi dimenticherò di Masamba. In questi giorni si è fatto avanti un signore che lo vuole assumere quando finirà il periodo alla Locanda. Lo contatterò sperando di dare al ragazzo un posto di lavoro al più presto. E’ migrante e un contratto di lavoro in questo Paese per lui è fondamentale. Per un tetto non c’è problema, lo terrò con me».

Vuole aprire un nuovo locale?

«Vedremo cosa capiterà, altrimenti tornerò a fare il cameriere».

Quando ha denunciato quel post pensava di poter arrivare a questo punto?

«No. Non avrei mai immaginato la solidarietà che ho ricevuto, e non avrei mai pensato a una simile reazione del Paese. Mi si è rivoltato contro. La situazione si è fatta pesante, è diventata una guerra. Ho ricevuto insulti e attacchi. Tutto si è consumato sui social. Nessuno che si sia messo con me, confrontandosi faccia a faccia».