ALESSANDRA NANNI
Cronaca

Omicidio Guerrina, la Chiesa dice no al risarcimento chiesto dai famigliari

La Diocesi di Arezzo: "La curia non è responsabile del delitto". Padre Gratien Alabi è stato condannato a 25 anni di carcere

Padre Gratien Alabi

Padre Gratien Alabi

Rimini, 27 luglio 2019 - La curia risponde picche ai familiari di  Guerrina Piscaglia. Nessun risarcimento: «la Chiesa non ha alcuna responsabilità». La lettera della diocesi di Arezzo, guidata dall’arcivescovo Riccardo Fontana e chiamata in causa per un milione di euro, è arrivata nei giorni scorsi e non lascia spazio a trattative. Quelle di Padre Gratien Alabi sono state condotte «autonome», quindi codice civile e diritto canonico alla mano, la Chiesa conclude che non aveva alcun ruolo di «direzione e sorveglianza’ sul sacerdote, condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio della casalinga di Ca’ Raffaello. Pur esprimendo vicinanza alla famiglia, intimano loro di «astenersi da pretese risarcitorie infondate».

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Una guerra, questa, ancora tutta da combattere, ma che lascia sicuramente indifferente Gratien, il principale protagonista di questa incredibile storia, piena zeppa di tutti gli ingredienti per diventare una leggenda di paese. Quella della piccola frazione a cavallo tra due regioni, dove ancora sperano nel colpo di scena. Trovare cioè il corpo o quel che resta della casalinga scomparsa il 1° maggio del 2014. Una donna tutta casa e chiesa e che in quest’ultima conobbe l’uomo che finì con l’ammazzarla. Quando Guerrina sparì, tutti pensarono a un allontanamento volontario, inclusi gli investigatori che solo molto tempo dopo si convinsero che non era scappata con l’amante, ma più probabilmente era stata fatta sparire da qualcuno che la conosceva.

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E in un un borgo di poche anime dove tutti conoscono tutto di tutti, la figura del sacerdote congolese attirò subito l’attenzione degli inquirenti. Un allegrone che aveva messo Ca’ Raffaello sottosopra, accolto a braccia aperte soprattutto dalle signore che vedevano in lui una ventata d’aria fresca. Ma via via che il mistero di Guerrina si infittiva, anche per lui l’aria era cominciata a cambiare. Come da copione, la gente aveva attaccato a mormorare delle sue ‘abitudini’ e del fatto che la donna scomparsa fosse un po’ troppo attaccata alla sua tonaca. Gratien aveva fatto finta di niente, fino a quando i carabinieri non erano andati a bussare alla sua porta. Dopodichè era stato il diluvio.

Erano saltati fuori centinaia di messaggi che i due si erano mandati, la vita a luci rosse del frate e soprattutto il fatto che l’ultima volta che Guerrina era stata vista, si trovava a un passo dalla canonica. Stava andando da lui, ma in quei pochi metri che la separavano dalla porta, era stata inghiottita dalla terra. Paese e dintorni erano stati rivoltati come calzini, le forze dell’ordine avevano battuto brughiere, calanghi e cimiteri, mentre a Ca’ Raffaello calavano come mosche giornalisti, curiosi e perfino medium che si dicevano pronti a trovare la tomba di Guerrina. Poi Gratien era stato arrestato, mentre Mirco Alessandrini, il marito della donna, ne uscito stordito, incapace di credere che l’amicone arrivato dal Congo non solo aveva una relazione con sua moglie, ma l’aveva pure ammazzata. Il prete ha sempre negato a oltranza, stringendo tra le mani il crocifisso. No, Guerrina non avrà mai una tomba.