Mestre, il volo del pullman maledetto. Rabbia e misteri dopo la strage: "Il guardrail coperto di ruggine, vi sembra una barriera?"

Le ipotesi: guasto, malore del conducente o manovra azzardata. Fiori e lacrime nel luogo dell’orrore

Sul pullman che attraversava il viadotto Vempa, nel cuore di Mestre, la periferia laboriosa così vicina così lontana dall’inimitabile Venezia, c’era chi rideva nella sua lingua, chi pensava all’imminente cena o al matrimonio appena celebrato, chi alle bellezze viste e da vedere, chi si baloccava con il telefonino. Il passaggio dalla vita alla morte è stato il tempo di un balzo di una dozzina di metri. Dall’alto in basso. Dalla terra al vuoto. Dal paradiso all’inferno. In pochi istanti sono morte 21 persone e sono rimaste ferite in 15, delle quali sei gravemente.

All’improvviso, senza avvisare, è finito tutto. O quasi. Quella voragine nel parapetto ha inghiottito ventuno vite, anche di giovanissimi, e potrebbe non essere ancora sazia.

Il bus precipitato a Mestre
Il bus precipitato a Mestre

Ora, a chiedere pietà dove è già lutto cittadino, per chi resiste dal rischio che questo bollettino di morte diventi ancora più pesante, sono spuntati dei fiori, tra il ferro marcio di un parapetto troppo vecchio e molle per reggere l’urto di una belva imbizzarrita, e il calcestruzzo che, visto da vicino, a tratti sembra pastafrolla.

Molte le domande, il primo giorno dopo la strage, in una Mestre che ha dormito poco. Due, però, le principali: cos’è accaduto ad Alberto Rizzotto, il conducente di 40 anni originario della provincia di Treviso che appena un’ora e mezzo prima faceva sapere sui social di essere a fare il suo lavoro; e perché, dove passano milioni di auto, c’era un guardrail nano e arrugginito, "come una ringhiera", roba di almeno settant’anni fa, che nulla ha potuto contro le tonnellate di un autobus.

Certe domande se le fanno anche i cronisti, giunti da mezza Europa come del resto quei turisti (ucraini, tedeschi, spagnoli) che dalla vacanza sono finiti nel baratro della vita, mentre i cameramen filmano in ogni angolo il cavalcavia di una trafficata tangenziale.

Ma se le fanno anche le persone del posto, che da sotto, dalla via dell’Elettricità dove è atterrato il pullman-bara (rimosso in poche ore e portato in una rimessa dei vigili del fuoco per ulteriori analisi), parcheggiano il motorino e guardano il ponte dalla bocca spalancata sopra la loro testa. E se le fanno i parenti di chi era a bordo, sballottati tra gli ospedali e gli obitori dove sono stati suddivisi i 36 malcapitati di questo tour.

Se le fa anche la Procura, che ha subito posto sotto sequestro cinquanta metri di ponte (più l’autobus) e aperto un fascicolo per omicidio stradale plurimo. Senza indagati, al momento. Ma questa è una storia che non si risolve in 24 ore e potrebbero esserci già in breve tempo sviluppi e sorprese.

L’azienda di trasporto La Linea, che aveva affittato il mezzo – nuovissimo – per le staffette degli ospiti del camping, punta anch’essa il dito sulle condizioni delle barriere: "Dai video il guardrail sembra una ringhiera", dichiara l’ad dell’azienda, Massimo Fiorese. Sarebbero stati presto cambiati, fa sapere il Comune di Venezia. Ma il dramma è arrivato prima di qualsiasi manutenzione.

Intanto sono stati sentiti i testimoni che erano a bordo, scampati alla tragedia. Chi era nelle condizioni di parlare, ha riferito di non essersi reso conto di niente quando la navetta che stava per riportarli al campeggio Hu, soluzione tattica e a buon mercato per godersi una città non per tutti raggiungibile, ha deragliato.

L’immagine di una telecamera di una rampa vicina, l’ha ripresa mentre, giunta al fianco di un altro pullman s’impunta e vola giù a capofitto. Niente fiamme, almeno lassù, com’era stato detto in un primo momento. E non c’è stata neanche collisione con altri mezzi, puntualizzano gli inquirenti, nonostante un video che, forse per un gioco di prospettiva, sembra far toccare il bus dei turisti con un altro pullman impegnato nella svolta a sinistra verso il centro abitato di Marghera.

Però, confermano in ambiente investigativo, già molto prima del punto in cui il mezzo è precipitato, il pullman ha iniziato a strusciare sulla barriera a destra. Come se il suo conducente fosse distratto, fosse alle prese con un guasto, o non più in grado di governare il mezzo. Dubbio, questo, che soltanto l’autopsia, disposta dal procuratore capo Bruno Cherchi, potrà sciogliere. Fuori dagli uffici giudiziari, affacciati su piazzale Roma, i turisti sciamano come sempre. Ma qualcuno rallenta davanti alle civette dei quotidiani con le immagini dell’apocalisse.