Reggio Emilia, 24 agosto 2015 - Un attaccante nato, con la capacità di costruirsi un tiro in qualsiasi momento, contro qualsiasi difesa. Di questi tempi ne nascono pochi come Ugo Benedetto Di Nallo, classe 1952, un’icona dei canestri per chi frequentava il palasport di Bologna negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, ma anche un simbolo degli anni ruggenti del basket reggiano: una stagione in via Guasco gli è bastata per restare nel cuore dei nostri tifosi.

Goriziano di nascita, Ugo Benedetto si mette in luce in serie B, a soli 16 anni, con la maglia della Splugen Brau Gorizia allenata da Jim McGregor. McGregor è un coach che fa dell’attacco qualcosa di più di un atto di fede, una religione. E Ugo, particolarmente dotato – poteva individuare la posizione del canestro a occhi chiusi, quasi riuscisse a fiutare i ferri – respira questa atmosfera e si forma come grande attaccante.

Arriva a Bologna nella prima metà degli anni Settanta, insieme a un altro goriziano, Ciucci Devetag. Ugo è croce e delizia del Gira, sponsorizzato Marazzi, nelle serie minori, poi Fernet Tonic e Amaro Harris. Con la maglia del Gira stringe una forte amicizia con Mario Ghiacci e, quando la società arancionera chiude, si trasferisce con il lungo a Reggio Emilia.

E’ il 1979: si parla di una fusione tra Gira e Reggio Emilia. Il Gira chiude e Ugo prende la strada di Reggio Emilia che, teoricamente, dovrebbe fare la serie C. Invece Novara si ritira e Reggio si ritrova in B: è proprio Ugo a fare da apripista allo sbarco nella città del Tricolore di Mario. Con Di Nallo, Ghiacci e un altro gruppetto di gente tosta, la squadra che doveva fare la C sfiora addirittura la A. C’è lo spareggio promozione con il Leone Mare, Reggio, che a distanza di anni ha ancora qualcosa da recriminare sull’arbitraggio, non ce la fa.

In A, Ugo, ci arriva ugualmente, l’anno dopo: indossa la maglia della I&B, che sarebbe poi il marchio della Fortitudo. Gioca anche nella Virtus Imola e, intanto, lavora al Credito Romagnolo.

La leggenda narra che preferisse il posto da cassiere. Per un motivo semplice: alle 17 può staccare e correre in palestra, per esaltare il suo genio del canestro, per scrivere, insieme con i suoi amici, pagine importanti di una pallacanestro in bianco e nero e, contemporaneamente, eroica.

Appese le scarpette al chiodo si ritaglia anche il ruolo di allenatore, a Imola. Con lo spirito di sempre: massimo impegno e un’enorme capacità di portare allegria e passione, si trattasse di allenamento o di partita. Come succede a chi, nello sport, non va in campo per soldi, ma prima di tutto per amore.

Dopo il periodo da bancario, eccolo nei panni di imprenditore per un’agenzia di pompe funebri, a Castel Guelfo, dove continua per un periodo ad allenare. Il canestro resta la sua grande passione, il suo nome rimane legato al ricordo di uno straordinario ed efficace attaccante, ma anche un’indimenticabile compagno di viaggio per chi l’ha conosciuto. Non è un caso che quel Gira che l’ha portato in Emilia sia ancora una ‘squadra’, perchè tutti i suoi componenti sono ancora in contatto fra di loro. E tutti insieme, adesso, piangono l’amico scomparso.

Addio Di Nallo: una malattia lo ha portato via troppo velocemente, lasciandoci però il ricordo di una persona speciale. Che sapeva vivere sorridendo e facendo canestro. Sempre.