I militari del Gico del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Ancona
I militari del Gico del Nucleo di Polizia economico finanziaria di Ancona

Ancona, 21 luglio 2021 – Un curriculum criminale ventennale, costruito attraverso 67 differenti alias e una condanna a 15 anni mai eseguita a causa delle ripetute gravidanze ma ora la protagonista, una donna 34enne si è vista confiscare beni per 260mila euro. Tra questi anche una Porsche Panamera. In azione ci sono i militari del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona e l’operazione è stata denominata ‘Alias’ proprio per le diverse identità costruite dalla donna.

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I militari hanno dato esecuzione a una misura di prevenzione a carattere patrimoniale disposta dal Tribunale di Ancona, sottoponendo a confisca beni di proprietà più o meno diretta di una donna, bosniaca di etnia rom, ritenuta socialmente pericolosa in quanto condannata per plurimi reati contro il patrimonio. Nello specifico, i beni, sottoposti a sequestro preventivo dallo stesso Tribunale a maggio dello scorso anno, sono costituiti da un appartamento di pregio a Falconara Marittima, due terreni nelle provincie di Ancona e Macerata, un camper, un’autovettura di lusso Porsche “Panamera”, nonché da somme presenti su conti correnti e depositi. Gli stessi, attraverso la misura di prevenzione ora applicata, sono stati definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato.

Le indagini svolte dalle Fiamme Gialle doriche hanno permesso di dimostrare che i delitti contestati alla donna erano stati commessi senza soluzione di continuità in un arco di tempo di circa venti anni: il primo reato risale addirittura a quando la cittadina bosniaca aveva appena 14 anni. Durante questi venti anni la donna aveva fornito agli organi di polizia ben 67 differenti “alias” per rendere più difficile agli investigatori la propria identificazione.

Oltretutto la donna risultava gravata da un ordine di esecuzione della pena emesso dalla procura generale di Ancona per una condanna complessiva di 15 anni ed 8 mesi di reclusione, mai eseguita a causa del suo ripetuto stato di maternità.

I complessi riscontri effettuati, coordinati dalla Procura di Ancona, hanno permesso di ricostruire sia il profilo criminale della donna, sia la circostanza per cui i beni a lei riconducibili anche per interposta persona e oggi sottoposti a confisca, non trovassero alcuna giustificazione negli esigui redditi leciti dichiarati.

L’esecuzione della misura disposta dal Tribunale, rappresenta il risultato del costante impegno della Guardia di Finanza finalizzato all’aggressione, attraverso lo strumento delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia, dei patrimoni illecitamente accumulati da “soggetti socialmente pericolosi”, i quali vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale.