L’amico e primo tifoso "La vittoria più bella? No, la più emozionante Ma aveva previsto tutto"

Matteo Esposito, anche testimone di nozze, lo segue quasi ovunque "E’ venuto vicino agli spalti e ci ha detto: ’Ora faccio un gran salto’".

L’amico e primo tifoso  "La vittoria più bella?  No, la più emozionante  Ma aveva previsto tutto"

L’amico e primo tifoso "La vittoria più bella? No, la più emozionante Ma aveva previsto tutto"

di Michele Carletti

"Non la ritengo la vittoria più bella, ma sicuramente quella più emozionante". A parlare è il più grande amico e primo tifoso di Gianmarco Tamberi, Matteo Esposito. Volato da Ancona a Budapest assieme ad altri due ragazzi, Massimo e Giovanni, per spingere e tifare Gimbo prima a qualificarsi per la finale mondiale all’aperto di salto in alto e poi a cogliere l’oro. Missione compiuta dal loro amico e coetaneo di Matteo. "Io e Gimbo siamo nati nello stesso anno e mese. A 29 giorni di distanza. Lui ha aperto, il 1 giugno del 1992, io ho chiuso, il 30". Matteo c’era anche l’anno scorso a Monaco, agli Europei, ma anche a Zurigo 2014. Ma la finale di Budapest la ricorderà per sempre. "Era l’unica medaglia che gli mancava. Purtroppo non sono potuto andare a Tokyo (per via delle restrizioni per il Covid, ndr), ma le gare di Gimbo le ho viste tutte in tv. A Monaco c’era anche Massimo che insieme a me e al fratello di Gimbo siamo stati i testimoni al suo matrimonio".

Martedì invece era in prima fila nella bolgia dello stadio ungherese Nemzeti Atlétikai Központ in una serata calda, afosa, alla fine magica. Maglia bianca con disegnato d’azzurro il volto di Gimbo con la mezza barba. "Gimbo ha fatto godere tutta l’Italia". Erano una quarantina saliti da Ancona tra amici e familiari per tifare Tamberi che si esalta quando lo stadio è con lui. "Ha fatto davvero una gran bella gara". Diversa dalla qualificazione. "Che non ce l’ha fatta vivere bene, dove sembrava che le cose non sarebbero andate come si sperava. Ma Gimbo è una persona che quando ci sono le finali si esalta tirando fuori il meglio di sé e martedì ha fatto vedere veramente quelle che sono le sue capacità".

L’aneddoto. "Dopo ogni salto veniva nel nostro settore per chiedere indicazioni all’allenatore e cose varie. Prima del salto del 2,29 invece ci si è avvicinato e ha detto: ‘’Sono venuto qui solamente per dirvi che adesso faccio un salto della Madon*a’’. E così è stato e da quel momento ha cambiato tutta la gara. Forse avrebbe fatto bene a dirci che saltava bene fino alla fine". Gimbo è stato di parola come sempre.

Emozioni. "Prima del 2,36 si vede anche dalla tivù che dice ‘’adesso Gimbo, lo devi fare adesso’’ perché sapeva che saltando 2,36 alla prima sarebbe passato in testa alla gara ipotecando la medaglia d’oro. In quel momento dal punto di vista psicologico li ha messi tutti in riga. Anche durante la gara è andato a vedere la medaglia d’oro. Nel riscaldamento ha voluto saltare 2,30 con gli altri avversari che gli hanno detto di abbassare l’asticella. Quello pure è stato un segno. Ma tutti eravamo convinti che Gimbo avesse vinto l’oro, avevamo valutato solamente la vittoria".