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21 mag 2022

L’incubo domestico di una donna "Picchiata e minacciata dal marito anche davanti al figlio minorenne"

21 mag 2022

Picchiata e minacciata dal marito che beveva. Una donna sarebbe andata avanti così per dodici anni di matrimonio finché le minacce, del tipo "ti butto in un pozzo", e le percosse subìte anche davanti al figlio minorenne, l’hanno spinta a rivolgersi a un’associazione di Civitanova che combatte la violenza domestica. Da lì il passo a denunciare è stato breve. Il bimbo un giorno aveva assistito all’aggressione della mamma e intimorito e preoccupato per le sorti della donna aveva preso il telefono per chiamare i soccorsi: "Aiuto, mio padre è ubriaco, c’è un violento litigio", aveva detto. In casa arrivò una pattuglia dei carabinieri. Tramite le esperte dell’associazione la donna aveva deciso di denunciare il coniuge e rivolgendosi ai militari di Osimo era riuscita a ottenere per lui un divieto di avvicinamento e a fare allontanare da casa l’uomo con un provvedimento del tribunale. Il clou dei fatti contestati, che hanno fatto finire a processo un tunisino di 52 anni per maltrattamenti in famiglia aggravati, sarebbe avvenuto nel mese di settembre dell’anno scorso. A quella data risale la querela sporta dalla donna, venti anni più giovane del marito, sua connazionale. Parlando con i militari, e supportata dall’associazione, la vittima aveva riferito almeno cinque aggressioni fisiche subìte dal marito, soprattutto quando alzava il gomito. Una, risalente al 2018, aveva visto l’uomo tirarle una banana addosso che le era finita in faccia facendole un livido. Davanti al bambino, minorenne, la apostrofava come una poco di buono e la mortificava. In una occasione, era il 2015, le avrebbe sbattuto la testa sul muro e poi sul pavimento. Uno solo il referto ospedaliero, quello della banana che le fece un occhio nero: cinque giorni di prognosi. Giovedì, dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura, per il tunisino era fissata l’udienza preliminare, davanti alla giudice Francesca De Palma. L’imputato, difeso dall’avvocato Elisa Gatto, ha patteggiato a un anno e sei mesi, pesa sospesa. Per il marito è decaduto il divieto di avvicinamento e la donna sembra essere intenzionata a non chiedere il divorzio. Teme di essere espulsa dall’Italia, non avendo un’autonomia economica e poi con un bimbo a carico.

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