Sottopagati e senza ferie: "Non è sfruttamento"

L’uomo è stato assolto perchè non c’era lo stato di bisogno del lavoratore che poteva licenziarsi.

Sottopagati e senza ferie: "Non è sfruttamento"

I cntrolli dell’ispettorato del lavoro nei vari negozi

Pagati meno di 4 euro all’ora con un contratto part time di 20 ore quando avrebbero lavorato invece a tempo pieno, a 40 ore settimanali, e senza giorno di riposo per 900 euro al mese. E’ sfruttamento del lavoro? No secondo un processo che si è chiuso ieri al tribunale di Ancona, dove era imputato il legale rappresentante di una catena di vendita di abbigliamento con sede legale in Campania e che è stato assolto perché il fatto non sussiste. Non ci sarebbe stata la sussistenza di una condizione di stato bisogno del lavoratore. In pratica se si sentiva sfruttato avrebbe dovuto licenziarsi a meno che quel lavoro non era proprio impellente per lui e chi lo aveva assunto lo sapeva, approfittandone. Una normativa articolata ma che è bastata a non far condannare un 51enne, napoletano, a capo dell’attività e con punti vendita al centro commerciale II Maestrale di Senigallia e al centro commerciale Le Grotte a Camerano. Stando alle accuse l’imputato avrebbe assunto lavoratori sfruttandoli, offrendo retribuzioni inferiori rispetto al contratto di lavoro o non corrispondenti agli effettivi giorni e ore di lavoro. C’era stata una segnalazione nel 2018 sul gruppo di vendita e in tutta Italia erano scattati i controlli dell’ispettorato del lavoro che avevano accertato come a fronte di contratti parte time (24 ore settimanali) le prestazioni si prolungavano fino oltre 40 ore (un tempo pieno), non usufruendo del giorno libero settimanale e nemmeno delle due settimane di ferie consecutive all’anno. Così sarebbe accaduto anche a Senigallia e Camerano. Per lavorare nei due punti vendita erano arrivati anche giovani 30enni dal sud d’Italia, sentiti poi dagli ispettori. "Una situazione provante - ha descritto ieri una ispettrice testimone dell’accusa, prima della sentenza emessa dalla giudice Paola Moscaroli - mai vista da quando faccio questo lavoro, con dipendenti che hanno raccontato le cose anche scoppiando in lacrime".

Almeno una 20ina quelli assunti con la modalità accertata dall’accusa. Durante le indagini, da luglio 2018 a ottobre 2019, l’ispettorato del lavoro ha sentito i dipendenti con più anzianità di servizio e appreso conversazioni whatsapp fornite dai lavoratori stessi durante le ispezioni. I dipendenti avrebbero dovuto rispettare gli orari di apertura, e quindi anche di lavoro, del centro commerciale dove era ubicata l’attività di abbigliamento, dalle 9 alle 21. All’azienda sono stati contestati anche 200mila euro di contributi non versati (per le ore in più) ma poi sanati.

Marina Verdenelli