Cams "Avanziamo frantumando tutto"

Bologna: Cams è pioniera nel trattare materiali edili di scarto con macchine cingolate 4.0

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Marco Trentini, nella foto piccola, ad di Cams. Nella foto grande il cingolato ’Centauro’

Macchine e tecnologie che aiutano a dare nuova vita a ciò che verrebbe scartato. Ma questa volta non si parla né di organico né di indifferenziato. Si parla, invece, di materiali da costruzione inerti (dal vetro all’asfalto), che la Cams di Castel San Pietro Terme, come racconta l’amministratore delegato, l’ingegner Marco Trentini, ricicla e recupera già da quando il farlo non era per nulla scontato.

Un settore, il vostro, che fa rima con ecologia e innovazione. Quando vi siete entrati?

"Tutto è cominciato nel lontano 2001, con la fondazione dell’azienda da parte di quattro ingegneri dalla lunga esperienza nel comparto e la successiva acquisizione del marchio Tem, che operava dal 1964 nella produzione di impianti per la frantumazione e il riciclaggio del vetro. In un momento in cui, va detto, in pochi avrebbero puntato lo sguardo in questa direzione".

E voi lo avete fatto mantenendo vive due anime industriali distinte.

"Esatto. Due anime che trovano espressione in due diverse divisioni, l’una che fornisce servizi di riparazione, assistenza e fornitura di ricambi per macchinari specializzati (vibrofinitrici, stabilizzatrici e rulli compressori), e l’altra che punta a innovare le tecnologie per fornire una seconda vita ai materiali di scarto".

Quando dice ‘innovare’, a che cosa si riferisce di preciso?

"Mi riferisco tanto all’alimentazione elettronica, lanciata già nel 2003 e seguita, a distanza di anni, dalla nostra ‘power revolution’ dell’ibrido, quanto ai sistemi di mobilità delle macchine, con i primi frantumatori su carri cingolati, arrivati nel 2005. Nel 2008, invece, è stata la volta di Centauro, il fiore all’occhiello della nostra gamma, che su un unico carro cingolato assembla trituratore, nastro di estrazione, vaglio e deferizzatore magnetico".

Ricerca e sviluppo che si fanno realtà, quindi. E sul 4.0 quali progressi avete compiuto?

"Da tempo i nostri ‘Centauri’ montano sistemi di telemetria per il controllo da remoto, che permettono ai tecnici di gestirli da mobile o tablet e, come vuole la ‘Internet of Things’, farli interagire fra loro. E il digitale, per noi, procede di pari passo con la sostenibilità, visto che tutto questo lo facciamo mantenendo un livello bassissimo (e certificato) di emissioni di particolati".

Parlando di futuro, invece, dopo un 2020 per nulla tragico, quali sono le prospettive?

"Nell’anno della pandemia siamo stati in grado di sopperire al calo della domanda estera con un aumento di quella interna e, per il domani, il calendario prevede il superamento, già da quest’anno, del tetto di 11 milioni di euro di ricavi, il raddoppio della superficie degli impianti produttivi e, non ultima, l’apertura di una sede commerciale ad Atlanta, negli Stati Uniti".