La fine di una grande era: ha chiuso “La Bolognese”, un pezzo di storia ascolana

Lo studio fotografico era nato nel 1931, poi si è aggiunta l’ottica dal 1993 Da Elio a Neva e Maria: negli anni le immagini dell’Ascoli Calcio, del Carnevale e di tanto altro

Ascoli, 2 gennaio 2024 – Si dice che le cose belle come i viaggi, gli spettacoli e i grandi amori non debbano mai finire. Ma nell’anno appena trascorso un grande viaggio della vita ascolana si è interrotto, uno spettacolo di gentilezza e professionalità, fatto di amicizia e di amore per la città.

Il 31 dicembre ‘La Bolognese’, il rinomato e celebre negozio di foto-ottica di via del Trivio, ha abbassato per l’ultima volta la propria serranda, togliendo al commercio cittadino una colonna portante e a tanti ascolani un pezzo della loro vita.

Elio Marucci con la sua macchina fotografica. In basso l’ex sede di via Pretoriana ed Elio con la mamma Virginia. Il legame con il Carlino dura fin dalla nascita della redazione ascolana e prosegue ancora. In basso, Costantino Rozzi  fotografato da Elio
Elio Marucci con la sua macchina fotografica. In basso l’ex sede di via Pretoriana ed Elio con la mamma Virginia. Il legame con il Carlino dura fin dalla nascita della redazione ascolana e prosegue ancora. In basso, Costantino Rozzi fotografato da Elio

Perché ‘La Bolognese’ era più che una delle botteghe più antiche della città. Era uno di quei posti dove si andava non solo per la qualità del servizio e dei prodotti, ma anche e soprattutto per la cortesia di chi si aveva al di là del bancone.

Quando si entrava tra quelle vetrine, infatti, lo si faceva sì per quel ricercato modello di occhiale o per sviluppare una foto importante, ma anche perché si sapeva che l’autorevolezza del marchio e la garanzia di qualità venivano dopo il rapporto con il cliente.

Una città che ha visto la propria storia intrecciarsi a maglie strette con una delle sue più apprezzate botteghe: per l’Ascoli Calcio – le famiglie Pasinato e Roccotelli sono da sempre saldamente legate ad Elio, fotografo per decenni al seguito del Picchio, Neva e Maria –, per il Carnevale e per i tanti ricordi personali e familiari.

Chi, oltre agli acquisti, non è mai entrato da bambino per ritrarsi in maschera nei suoi colorati sfondi carnascialeschi? E chi non ha mai ammirato nelle bacheche d’ingresso gli scatti delle bellezze della città, siano quelle in travertino o quelle più affascinanti della Quintana? Proprio lo scatto è stato il fattore da cui è partito il viaggio. Quello di Mario Marucci, falegname ascolano, che sul finire degli anni ’20 del Novecento andò a Bologna per una gara ciclistica e s’innamorò della fotografa Virginia Gabrielli. Entrambi amavano gli scatti: lui in sella alla bici, lei con la macchina fotografica. Quando insieme tornarono ad Ascoli nacque nel 1931 lo studio fotografico ‘La Bolognese’.

Lei, la ‘bolognese’ appunto, che, trapiantata nella piccola provincia da una grande città, fu la prima donna sotto le Cento Torri a portare i pantaloni e ad andare in bici. Negli anni a seguire ecco lo studio in via Pretoriana, con la succursale di Offida, quindi di piazza Roma fino all’ultima bottega dell’allora via Malta, oggi via del Trivio.

Qui, negli anni ’50, un giovane Elio entrava nella bottega dei genitori, facendosi conoscere, dagli anni ’70 insieme alla amata Neva, a tutti gli ascolani per la professionalità e disponibilità. Fino a quando nel 2019 se ne andò lasciando il testimone (già preso da tempo) alla figlia Maria, colei che nel 1993 diede seguito ai suoi studi aggiungendo alla fotografia l’attività di ottico, divenuta col mutare dei tempi quella prevalente.

La storia delle foto targate ‘La Bolognese’ è nota: a partire dal legame con il Carlino, che dura fin dalla nascita della redazione ascolana e che prosegue ancora oggi grazie al sapiente obiettivo di Domenico, marito di Maria; così come quello sempre storico con l’associazione Carnevale di Ascoli.

Negli anni a curare il settore con Elio e Neva c’era lo storico collaboratore Mario Morganti, senza dimenticare il duraturo rapporto con Bruno e Alberto Di Carmine. Negli ultimi anni andare alla ‘Bolognese’, invece, era più andare ‘da Maria’, divenuta sempre amica dei clienti, del quartiere, della città. Non solo per un occhiale, ma anche per un consiglio di vita, una chiacchierata. Insomma: per amicizia. E così, diffusa la notizia della chiusura, in strada e sulle tavole natalizie lo stupore è stato tanto e il dispiacere ancor di più.

Fra i moltissimi passati nelle ultime settimane per l’ultimo acquisto, un abbraccio o un ricordo, chi entrava con un mazzo di fiori e chi, invece, usciva lacrime agli occhi per lo smarrimento nel perdere un riferimento, commerciale, certo, ma soprattutto umano, tipico di chi si visto girare senza volerlo una pagina importante della propria esistenza, passando per i messaggi di gratitudine, arrivati anche da quei rappresentati di marchi non noti ma a cui Maria ha dato una fiducia ripagata nel tempo.

"È stata una scelta di vita, di qualità della vita – spiega Maria –. Era giunto il momento di cambiare, di stare più con la famiglia". Il rammarico, ovviamente, è tanto e non solo per la storia dell’insegna, ma nel chiudere un’attività di successo, malgrado la crisi delle antiche botteghe artigiane.

"Voglio ringraziare tutti i clienti per la fiducia di questi anni: grazie a loro è cresciuto il negozio e sono cresciuta come persona. Mi mancheranno la loro compagnia e il rapporto umano, i tanti che sono diventati amici e tutti coloro rimasti fedeli negli anni. Il segreto? Resto convinta che un ‘buongiorno’ o un ‘non si preoccupi’ in più valga quanto un bell’occhiale in vetrina".

E allora, alla fine di questo splendido viaggio, fatto di amore e di amicizia, di garbo e maestria, noi della redazione ascolana del Carlino, noi come amici, e tutti, ascolani e non, che ad ogni ingresso fra quelle vetrate abbiamo respirato sempre gentilezza e professionalità, a Maria, Neva ed Elio diciamo soltanto una parola: grazie.