Famiglia risarcita dopo 32 anni

Alluvione del 1992, 96mila euro a seguito di un ricorso al Tribunale Regionale delle Acqua Pubbliche

L’esondazione del Tronto nel 1992 (Sgattoni)
L’esondazione del Tronto nel 1992 (Sgattoni)

Ascoli, 3 gennaio 2024 – Dopo 32 anni tre persone dello stesso nucleo familiare di Porto d’Ascoli, sono riuscite ad ottenere 96mila euro di risarcimento per i danni provocati dall’alluvione del 10 aprile del 1992. Un migliaio di persone, tra cittadini e commercianti subirono danni elevati, fino a perdere ogni cosa travolta dall’acqua e dal fango. Da quella catastrofe sono originati procedimenti in sede penale nei confronti dei funzionari del Provveditorato Regionale che avevano eseguito i lavori di sistemazione dell’alveo del fiume Tronto. I danneggiati hanno promosso un ricorso al Tribunale Regionale delle Acqua Pubbliche per ottenere il risarcimento. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Roberta Alessandrini, che cura gli interessi della maggior parte degli alluvionati: "Dall’anno 2013, con le sentenze emesse dal Trap, le aziende alluvionate hanno ricevuto il pieno risarcimento dei danni subiti. Purtroppo la maggior parte della popolazione colpita non aveva agito e si è determinata a farlo soltanto nel 2015, circa mille tra nuclei familiari ed attività commerciali hanno intrapreso le azioni necessarie attraverso ricorsi inoltrati al tribunale regionale Acque Pubbliche di Roma. Fino al 2019 il Trap ha mantenuto l’orientamento adottato per i precedenti ricorrenti e quindi ha condannato il Mit a risarcire i danni che effettivamente sono stati risarciti a centinaia di posizioni. Dalla fine del 2019, inizio anno 2020, con il cambio di tutti i magistrati che componevano il Tribunale, si è assistito a una vera e propria inversione di marcia nell’interpretare la normativa vigente. Quindi, per semplificare, se fino al 2020 tutte le eccezioni poste dal Mit venivano respinte, con i nuovi magistrati si iniziava ad accogliere quella riguardante la prescrizione del diritto degli alluvionati a essere risarciti".

Da allora è in corso una vera e propria guerra giudiziaria in Appello e alla Corte di Cassazione e per alcune posizioni già dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Accade che c’è chi è riuscito ad ottenere il risarcimento ma per alcune centinaia di persone continua il muro della prescrizione fino anche alla Suprema Corte. "Quel che si ritiene particolarmente grave – aggiunge l’avvocato Alessandrini – è che quello stesso Stato Italiano che con la Costituzione tutela il diritto di proprietà del cittadino, dopo averne gravemente danneggiato la proprietà attraverso gli errori progettuali di un suo funzionario, invece di provvedere immediatamente a risarcire il danno arrecato, costringa i danneggiati a coltivare e continuare azioni e si aggrappi a presunti cavilli procedurali (palesemente ritenuti esistenti per "Ragion di Stato" dai magistrati sopravvenuti) per non pagare i propri errori".