Aggrediti dai motociclisti in discoteca a Bologna: "Bandidos, il raduno andava fermato"

Indagini in corso dopo l’aggressione a tre persone da parte dei motociclisti La rabbia delle vittime: "Il club è illegale in altri Stati, perché qui no?"

Un gruppo di motociclisti Bandidos (foto di repertorio)
Un gruppo di motociclisti Bandidos (foto di repertorio)

Bologna, 19 agosto 2023 – La caccia ai Bandidos continua. Dopo l’aggressione dei giorni scorsi a tre lavoratori all’interno del Neo Club, la gestione estiva della discoteca Numa, le indagini della polizia proseguono per identificare tutti gli autori del pestaggio. Stando alle denunce dell’addetto alla sicurezza Alessandro Guiati e dei due baristi Fabio Murana e Alice Locati, selvaggiamente picchiati senza un perché, si tratta di una decina di bikers appartenenti al ramo tedesco del club di motociclisti, che a fine luglio si era riunito in città per un raduno internazionale di quattro giorni. Nella notte tra il 22 e il 23 è avvenuta l’aggressione, scatenata da uno screzio alla cassa del bar del locale e culminata in un vero e proprio assalto ai due baristi, che hanno rimediato lividi e contusioni in tutto il corpo, e al buttafuori intervenuto in loro aiuto, buttato a terra dagli "energumeni" (questa la descrizione) e preso a calci, pugni e bottigliate fino a rimediare la frattura del naso e un trauma cranico, tra le altre lesioni. La vittima è ancora convalescente, dopo una prognosi totale di 25 giorni.

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Ora , l’obiettivo delle parti offese è fare luce anche sulle responsabilità di chi quel raduno l’ha organizzato e autorizzato. Questo perché i Bandidos tedeschi non sono un club di appassionati di motori qualunque: in Germania sono stati sciolti a causa dei crimini commessi e dichiarati fuori legge. Perciò bisogna capire come mai si siano potuti riunire a Bologna, senza alcun controllo se non la scorta della polizia municipale al momento dell’arrivo in parata al loro luogo di ritrovo, nei pressi del Museo Memoriale della Libertà alle porte di San Lazzaro. L’avvocato Martina Campo, che assiste i due baristi, è al lavoro anche per chiarire se vi siano eventuali responsabilità da parte degli organizzatori. E capire per esempio se avessero avvertito il locale dell’arrivo della quarantina di motociclisti, quella sera, permettendo agli addetti di organizzare di conseguenza le misure di sicurezza adeguate (al momento non risultano prenotazioni). Altri accertamenti sono volti a chiarire se la sicurezza del raduno e delle sue iniziative collaterali fosse stata gestita al meglio dagli organizzatori o se l’accaduto si sarebbe in qualche modo potuto evitare.

Nel frattempo , una delle vittime ha scritto al sindaco Matteo Lepore: "Bologna è meravigliosa, ma mi sono trovata in pericolo di vita svolgendo il mio lavoro. Tutto causato da persone pregiudicate e già indagate dalla polizia. Trovo inconcepibile dovere avere paura di andare a lavorare: spero che il Comune prenda posizione perché una situazione così non ricapiti". Gli aggressori sono stati riconosciuti grazie alle telecamere del locale, che hanno ripreso l’accaduto e le targhe delle auto a noleggio con cui erano arrivati. Proprio tramite l’autonoleggio si è risaliti alle identità di due di loro, che avevano lasciato i documenti. Gli altri però a quanto risulta sono tornati in Germania.

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