Caso Balani, ecco le prove contro Rossi: "Ma ora finalmente vedo la luce"

Il commercialista sconta l’ergastolo: tutti gli indizi che portarono alla condanna, prima della revisione

Il commercialista Rossi
Il commercialista Rossi

Bologna, 30 novembre 2023 – "Finalmente una luce si è accesa. Proseguirò la mia battaglia tesa a rivendicare la mia innocenza, per me e per quelli che mi hanno creduto, anche se so che la strada è ancora lunga". Parla così, dal carcere in cui è rinchiuso da 16 anni, Andrea Rossi, il commercialista oggi sessantunenne accusato dell’omicidio della sua cliente Vitalina Balani, nel 2006. Ieri l’altro, la Corte d’appello di Perugia ha accolto l’istanza di revisione del processo che lo condannò all’ergastolo (sentenza definitiva dal 2010) presentata dal suo avvocato, Gabriele Bordoni.

La prova nuova che la Corte farà analizzare a dei periti sono i recenti studi scientifici sulla migrazione delle ’macchie ipostatiche’, i ristagni di sangue che si formano nei cadaveri. E che, stando ai consulenti della difesa, sposterebbero l’ora del decesso di Balani dalle 13.30-14 del 14 luglio alla tarda serata-notte dello stesso giorno. Cambiando completamente la posizione dell’imputato, che avrebbe così un alibi di ferro. Ma quali erano le "vecchie" prove, quelle che portarono alla condanna all’ergastolo in tre gradi di giudizio di Rossi? Ecco le principali.

Il movente

Punto certamente primario a sfavore di Rossi fu il debito economico che aveva con la famiglia Balani-Fabbiani (Aldo era il marito, ultranovantenne all’epoca del delitto, di Vitalina). Ben due milioni di euro, che l’uomo avrebbe dovuto investire per conto dei clienti e che invece sperperò. Non erano le sue sole ‘vittime’: con numerosi altri aveva debiti simili, anche se di cifre un po’ meno ingenti, in una sorta di "schema Ponzi" che però i sospetti di Balani misero a repentaglio. Proprio per questo i due, stando alla tesi dell’accusa accolta dai giudici, avrebbero dovuto vedersi quel pomeriggio: Rossi avrebbe dovuto restituire il denaro affidatogli. Problema risolto uccidendo la donna, restando così anche in possesso della cifra dovuta, utile a saldare altri debiti.

L’alibi

Il commercialista non ha un alibi dalle 13.15 alle 14.20 del 14 luglio 2006. Proprio l’orario che, stando a quanto si stabilì appunto all’epoca, sarebbe perfettamente coincidente con quello del delitto e a quello in cui peraltro Rossi e Balani avevano appuntamento. "Ma io lo dimenticai", riferì il commercialista, che fornì a riprova di questo uno scontrino che rivelava come alle 13.40 egli si trovasse in un bar in via Saffi (l’appartamento di Balani era in via Battindarno). I poliziotti però ben presto scoprirono che il registratore di cassa del locale era indietro di 55 minuti. Dopo di che, negli interrogatori, Rossi si contraddisse più volte sui suoi spostamenti in quel momento, in cui tenne sempre il cellulare spento. Disse anche di essere rimasto per un periodo in auto "a riposare" proprio vicino a casa della donna. Alle 14.20 telefonò a un addetto Enel con cui aveva appuntamento: i giudici ritennero che questo fosse stato precedentemente fissato ad arte proprio per crearsi un alibi in vista del delitto.

I file e l’agenda

La sera del 14 luglio, dopo le 20, Rossi cancellò dal computer numerosi file relativi a operazioni di depositi fiduciari di denaro a suo favore da parte di Balani e numerosi (11) altri clienti. Si noti che il cadavere fu scoperto solo nel pomeriggio del giorno dopo: dunque, scrissero i giudici, solo il killer poteva sapere che Balani era morta e prendere di conseguenza misure tali da eliminare elementi potenzialmente compromettenti per sé. Non solo. Rossi stesso fornì agli inquirenti un’agenda cui mancavano alcune pagine. Ebbene, furono ritrovate nel suo studio, in mezzo a un dizionario, sotto la voce ‘delitto’. Vi erano riportate sopra tutte le somme affidategli da Balani e Fabbiani nel tempo, di cui otto voci mai restituite: due milioni e mezzo di euro totali, interessi inclusi.

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