Ciclisti, la battaglia per la sicurezza a Bologna. “Impegno in nome di Francesca”

Il sindaco Lepore e la consigliera Simona Larghetti: "Il nuovo Codice della strada penalizza gli utenti deboli". Poi c’è il nodo della presenza di mezzi pesanti nel centro città: "Servono veicoli di minori dimensioni"

L’incidente in viale Caldara a Milano in cui ha perso la vita Francesca Quaglia (nel tondo)

L’incidente in viale Caldara a Milano in cui ha perso la vita Francesca Quaglia (nel tondo)

Bologna, 1 settembre 2023 – “Raccoglieremo l’appello della mamma Nadia impegnandoci come amministrazione comunale affinché siano approvate alcune misure a livello nazionale in merito alla sicurezza stradale che possano limitare il ripetersi di eventi così tragici. Porteremo la discussione anche in consiglio comunale per sostenere i provvedimenti chiesti dall’Anci al Governo".

Così il sindaco di Medicina, Matteo Montanari, è tornato sul tema dell’incidente che è costato la vita a Francesca Quaglia, la ciclista ventottenne originaria della cittadina della Bassa bolognese, travolta e uccisa martedì scorso in viale Caldara a Milano.

Un sostegno arrivato anche dal sindaco Matteo Lepore e dalla consigliera metropolitana con delega alla Sicurezza stradale e alla mobilità ciclistica, Simona Larghetti: "Non ci sono parole – si legge in una nota – per esprimere l’enorme dolore per la morte di Francesca. Città metropolitana, insieme ad Anci e con il coordinamento dell’assessore Marco Granelli del Comune di Milano, si confrontano da mesi con il Ministero facendo le proprie osservazioni al decreto legge sul nuovo Codice della strada, attualmente in fase di discussione in Parlamento. La nostra preoccupazione è che le misure contenute nel nuovo Codice proposto dal Governo non siano sufficienti per l’azzeramento delle vittime della strada e ci si concentri maggiormente sull’introduzione di nuovi obblighi per gli utenti deboli".

La stessa consigliera traccia anche un bilancio di quella che è la situazione sul territorio bolognese: "Ritengo che Bologna – sottolinea Larghetti – sia una città più sicura delle altre. Stiamo andando nella direzione giusta per quanto riguarda la sicurezza delle persone in bicicletta, questi sono i risultati di scelte fatte 56 anni fa. Ovviamente il lavoro non è finito, bisognerà continuare a sviluppare soluzioni che migliorino ancora di più la situazione attuale". Larghetti snocciola poi alcuni numeri rispetto agli investimenti messi in campo: "Ci sono sia per il Comune – spiega – che per la Città metropolitana. Nel primo caso parliamo di 16 milioni di euro per i prossimi tre anni, mentre tanti altri ne sono stati investiti nel secondo caso per le ciclovie. Ora stiamo lavorando sul collegamento San Giovanni in Persiceto-Decima. In tutto questo, il problema sta nel fatto che il nuovo Codice della strada elimina le ’case avanzate’, strumento che renderebbe indubbiamente più sicure le strade per chi si muove in bicicletta, ma che rischia di essere eliminato".

Sul tema delle ’case avanzate’ è intervenuta anche Antonella Tampellini della Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta) di Bologna. "Si tratta – dice – uno strumento estremamente valido la cui presenza sulle strade dovrebbe aumentare. A mio avviso, ciò che a oggi manca è una città in cui si condividono gli spazi in maniera più equilibrata. L’obiettivo della città 30 non è soltanto quello di ridurre le velocità, ma proiettarsi verso una città in cui chi guida un mezzo più veloce e più pesante debba in qualche modo avere più rispetto e considerazione degli utenti più ’deboli’". E proprio sul problema della presenza di mezzi pesanti in città, Tampellini è chiara: "Il Comune si deve dare l’obiettivo di avere veicoli di minori dimensioni per quanto riguarda le consegne nei centri abitati. C’è bisogno di una logistica più leggera, sia perché molto spesso non riescono a muoversi nelle vie più piccole, sia perché, e questo è il tema più importante, si ridurrebbe la pericolosità di incidenti come quello che purtroppo ha visto protagonista la ventottenne a Milano".

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