La cognata dell’oculista: "Mia sorella capì del veleno"

Il processo a Giampaolo Amato, accusato di aver ucciso moglie e suocera con farmaci, vede testimonianze cruciali in aula a Bologna

Giampaolo Amato all'ingresso del tribunale e le sorelle Anna Maria e Isabella Linsalata

Giampaolo Amato all'ingresso del tribunale e le sorelle Anna Maria e Isabella Linsalata

Bologna, 20 marzo 2024 – Il processo a Giampaolo Amato, il medico di 64 anni accusato di avere ucciso la moglie Isabella Linsalata e la suocera Giulia Tateo con un cocktail letale di farmaci, a 22 giorni di distanza l’una dall’altra a ottobre 2021, è entrato nel vivo. Ieri in aula i primi testimoni della Procura, tra cui Anna Maria Linsalata, sorella della vittima e parte civile al processo. Il maresciallo che intervenne dopo il decesso ha mostrato le foto fatte nel sopralluogo, con Isabella, a letto senza vita, che sembra addormentata. Non ha il pigiama, a differenza del solito, nota la sorella. Di quel giorno, il maresciallo ricorda "il clima teso in casa" in cui c’erano Amato, il figlio e due amiche della donna, e "Amato che fu richiamato perché si era avvicinato ad accarezzare la moglie senza vita, durante il sopralluogo".

Ieri è stato il giorno della sorella Anna Maria, appunto. La sua testimonianza proseguirà alla prossima udienza. "Il 31 ottobre mi si è aperto il baratro. In un mese ho perso le due persone più importanti della mia vita". Ma già nel 2019 erano iniziati i malesseri della sorella, in crisi col marito di cui aveva scoperto il tradimento.

"Le dissi: Isa, non è che Giampa ti dà qualcosa? E lei: l’hai detto. Le tisane che mi prepara sono amarissime". Dopo gli esami delle urine, ecco il risultato choc: valori altissimi di benzodiazepine, "che lei non assumeva. Le dissi che era molto grave, ma lei si raccomandò: non fare niente, ti prometto che starò attenta io. Non voglio rovinare la vita ai miei figli e la mia famiglia".

E il giorno della morte della sorella, "Giampaolo era agitato, mi rispose male più volte. Portò nel suo studio la borsa di mia sorella, con dentro il cellulare – prosegue Anna Maria –. Suicidio? Lei non l’avrebbe mai fatto: ci amava troppo".

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