Licenziato per una bestemmia, Franco: “Mi scuso”. L’appello al cardinale: “Zuppi, salvalo tu”

Bologna, parla il dipendente lasciato a casa da un call center: “Non funzionava il sistema, ho detto quelle cose solo fra me e me”

Bologna, 5 dicembre 2023 – Non pronunciare il nome di Dio invano, perché può costarti il posto di lavoro. E Franco, cinquantacinquenne milanese ma da anni residente a Bologna, lo sa bene. Giovedì scorso è stato licenziato per aver bestemmiato ‘tra sé e sé’ in ufficio (legge del 1930).

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Reintegrato il lavoratore che aveva bestemmiato al call center

Reintegrato il lavoratore che aveva bestemmiato al call center
Licenziato per una bestemmia: il presidio di solidarietà (foto Schicchi)
Licenziato per una bestemmia: il presidio di solidarietà (foto Schicchi)

Il tutto è successo nella sede bolognese della Covisian, azienda che gestisce in appalto il call center di Hera (anche se Hera precisa di aver segnalato l’episodio ma di non avere avuto nessuna parte nel successivo provvedimento). Da ieri, e per tutta giornata di oggi, i lavoratori hanno indetto uno sciopero con relativo presidio (video) per mostrare la loro solidarietà nei confronti di Franco. Non solo, si chiede con forza all’azienda di fare marcia indietro sulla decisione. Una richiesta-appello che ha bussato anche alla porta dell’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi. "Venga al presidio a mostrare la sua solidarietà a Franco". Perché se è vero che Dio perdona, può farlo anche la Covisian.

Franco, cos’è successo?

"Era una mattina di due settimane fa. Il sistema che usiamo si era bloccato per l’ennesima volta, mi era già successo in altre due occasioni nel giro di un’ora. È diventato tutto nero e poi è caduta la linea. Ero nervoso e ho bestemmiato. In ufficio quel giorno c’era una committente di Hera che ha sentito tutto. Lavoro da più di un anno in quest’azienda, sono una persona seria, ma in quel momento ho perso il controllo".

Dopo poche settimane è arrivato il licenziamento.

"Sì, pochi giorni dopo l’accaduto mi hanno chiamato per darmi una lettera disciplinare dove c’era scritto che avevo bestemmiato e che questo non è ammesso. Ho subito chiesto scusa, so di aver fatto una cosa non giusta e ho riconosciuto il mio sbaglio. Avevo un sentore che quella lettera fosse l’anticamera del licenziamento e infatti giovedì scorso mi hanno convocato per dirmi che avrei perso il posto".

Che cosa ha provato in quel momento?

"Sono rimasto totalmente spiazzato. In azienda c’è un clima di terrore, non capisco perché se una persona commette un errore non si può tornare indietro. Faccio questo mestiere da otto anni e non ho mai dato in escandescenza, sono sicuramente un tipo esuberante, ma ho chiesto scusa. Ora mi ritrovo a 55 anni senza un lavoro, in un Paese in cui trovare un posto è quanto mai difficile soprattutto per persone della mia età. Sto cercando di affrontare tutto con il sorriso, ma è difficile. In questi giorni non sono mai riuscito a dormire".

I suoi colleghi che dicono?

"Apprezzo tantissimo quello che stanno facendo per me, davvero. Anche loro si sono accorti che abbiamo a che fare con un’azienda che è capace di licenziarti in un nano secondo. Il nostro lavoro consiste nel fare proposte commerciali, dobbiamo essere gentili e disponibili tutto il giorno con i clienti. È un mestiere stressante e ogni tanto si possono perdere le staffe, come nel mio caso, ma niente giustifica una decisione così netta".

E ora che succede?

"Ho impugnato il licenziamento, ma ho poche speranze. Senza dubbio lotterò finché posso per il mio posto di lavoro. Io non sono stato licenziato perché sono un incompetente, ma perché ho detto una cosa sbagliata in un momento di nervosismo".

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