Suicida su TikTok, il padre di Vincent: "Nel suo cellulare chat sconcertanti"

Murales dedicato al giovane bolognese che si è tolto la vita dopo la gogna social. La famiglia non ha sporto denuncia, ma ha avviato indagini private. L’avvocato: "Alcune conversazioni provano che c’è stata istigazione"

Bologna, 7 febbraio 2024 – “Questo dolore non passa mai". Uno strazio si porta nel cuore Matteo Plicchi. Da quando a ottobre scorso suo figlio Vincent, 23 anni, tiktoker con centinaia di migliaia di follower (ma 2,8 milioni di like), si è tolto la vita in diretta social dopo essere stato travolto da una gogna infamante e terribile archiettata da due influencer ‘concorrenti’, la sua è una battaglia per la giustizia e la verità. Accompagnato dalla moglie e dall’avvocato Daniele Benfenati, Matteo è stato ospite, a palazzo D’Accursio, del sindaco Matteo Lepore: nella giornata contro il cyberbullismo, è stata annunciata la realizzazione di un murales in ricordo di Vincent. Un’opera, affidata agli artisti Alessandro Ferri alias Dado, Massimiliano Landuzzi alias Rusty, Riccardo Raviola alias Draw e Elvis Pregnolato alias Mambo, che verrà inaugurata a maggio sulle pareti dell’Istituto comprensivo 21, la scuola nel cuore del parco della Lunetta Gamberini.

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"Una commozione grandissima", come ha detto papà Matteo, determinato a portare alla luce la verità su "chi ha spinto al suicidio mio figlio". Un lavoro di indagine portato avanti in autonomia dalla famiglia con il proprio legale, visto che, come spiega proprio l’avvocato Benfenati "Al momento non c’è nessuna indagine" aperta dalla Procura e "nessuna denuncia" sporta dalla famiglia. "Il giorno che è stato accertato il decesso di Vincent – dice Benfenati – è stato sequestrato dai carabinieri il suo telefono ed è stato aperto un fascicolo conoscitivo che è stato chiuso immediatamente".

Così, la famiglia ha deciso di incaricare una società per analizzare il contenuto del telefono di Vincent e "sono emerse delle cose sconcertanti", dice ancora l’avvocato. In particolare, nelle chat estrapolate dal telefono, tra messaggi terribili, anche di morte, c’è uno scambio tra Vincent e un amico che, per l’avvocato, "è la prova provata che il ragazzo è stato istigato a suicidarsi". Il legale ha annunciato di aver presentato istanza per ottenere da TikTok la riapertura del profilo di Vincent, "per poter accedere ai messaggi e alle chat" e definire, completamente, il quadro di disperazione a cui era stato spinto il ragazzo. L’udienza, in sede civile, è fissata per il prossimo 29 febbraio e in quella data il giudice potrà disporre che TikTok proceda in questo senso: "Abbiamo trovato massima disponibilità dallo studio Baker, che rappresenta il social. E siamo fiduciosi".

L’amarezza, per papà Matteo, "è che questa richiesta sia dovuta partire da noi e non dalla Procura". Sul punto, anche il sindaco Lepore ha lanciato un appello "a chi deve fare le leggi e a chi deve farle rispettare. Come istituzione siamo al fianco della famiglia non solo dal punto di vista umano, ma anche politico. Perché la tragedia avvenuta a Vincent non è un fatto privato, ma un problema endemico. E nessuno è preparato di fronte a simili situazioni". Per questo, l’appello di papà Matteo è ai ragazzi: "Se siete vittime di cyberbullismo, non chiudetevi in voi stessi. Parlate, raccontate quello che state vivendo agli amici, alla famiglia: non restate da soli".

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