Guccini al Modernissimo: “Il prossimo disco? Mi piacerebbe, ma 83 anni sono tanti”

Il concept album ‘Canzoni da osteria’ presentato a Bologna. Il cantautore: “Le osterie? Non erano i luoghi romantici che spesso si tende ad immaginare”. Pubblico ammaliato: “Vai, Francesco!”

Bologna, 1 dicembre 2023 – “Vai, Francesco!”, si sente dal fondo della sala. Il pubblico si volta perché sta entrando Francesco Guccini, al Modernissimo per presentare “Canzoni da osteria”. Un concept album, dopo “Canzoni da intorto”, che raccoglie quindici canti popolari italiani e internazionali, rivisitati in chiave personale.

Dal folk americano di “Cotton Fields” al nostalgico canto dialettale bolognese “La maduneina dal Bourgh ‘d San Pir”.

Francesco Guccini al cinema Modernissimo di Bologna
Francesco Guccini al cinema Modernissimo di Bologna

"Mi sento come Ornella Vanoni - esordisce Guccini - Un po’ claudicante, molto vecchio. Vi ringrazio di essere venuti in un posto bellissimo. Non sono più abituato alla città, sono sconvolto dal caos del traffico e della gente”.

In prima fila c’è il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, accanto a lui il sindaco Matteo Lepore, nella fila dietro il consigliere delegato Mattia Santori, c’è anche l’attore Giorgio Comaschi. La presentazione non può non iniziare con le osterie del titolo: "Mitizzate - per il cantautore - come tante cose. Non erano i luoghi romantici che spesso si tende a immaginare. Fondammo con padre Michele Casali l’osteria delle Dame”. Tempio della musica folk e rock bolognese e vetrina di nuovi talenti. 

“Tutte le sere - continua Guccini - ci trovavamo con gli amici, si suonava la chitarra, si giocava a carte. Così abbiamo passato anni della nostra vita”.

Prima traccia del disco è “Bella ciao”.

“Cantata anche da molte donne iraniane”, spiega Guccini, e per loro la canzone termina in farsi e al posto del termine “invasore” ha usato “oppressore”. In bolognese Guccini canta “La maduneina dal Baurgh 'd San Pir”.

L’autore, Quinto Ferrari, era “un timido e delizioso signore - racconta l’artista -. Lavorava nella tipografia del Resto del Carlino”. Frequentava anche lui l’Osteria delle Dame - “ci seguiva”, ricorda con tenerezza Guccini - e nella canzone racconta con nostalgia la Bologna del tempo.

Nel disco compaiono anche “La chacarera del 55” e “Sur”, “Amore dove sei”, “Maria la guerza” e “La tieta”.

Non mancano le tradizionali “Il canto dei battipali in veneto”, “Hava nagila” in ebraico, la nostalgica “The last thing on my mind”; e a chiudere il disco il brano “21 aprile”, in greco e italiano.

Quando Guido Giazzi, che dialoga con lui, gli chiede se debba tenersi libero tra un anno per il prossimo disco, Guccini risponde: “Non credo, 83 anni sono tanti mi divertirei ancora a farlo ma è difficile che torni a cantare”.

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