ROSALBA CARBUTTI
Economia

La Perla, esteso il sequestro del marchio alla società inglese

Grazie all’istanza del Tribunale di Bologna, un altro passo avanti verso il salvataggio del tempio della lingerie di lusso. Filctem-Cgil e Uilctem-Uil: “Un’operazione per mettere in sicurezza tutto il patrimonio aziendale”. Venerdì 19 nuova udienza per richiedere l’amministrazione straordinaria

Bologna, 15 gennaio 2024 - Un altro piccolo passo avanti verso il salvataggio de La Perla, gioiello della lingerie del lusso di Bologna. Come riferiscono i sindacati, in una nota congiunta di Filctem-Cgil e Uiltec-Uil, “il giudice delegato del Tribunale di Bologna Maurizio Atzori ha accolto l’istanza cautelare di estensione del sequestro del marchio a tutto l’asset societario di La Perla Management Uk, con la nomina dei custodi Luca Mandrioli e Andrea Monari per la gestione della società”. In attesa di venerdì 19 gennaio, quando ci sarà l’udienza – su richiesta dei sindacati – per l’amministrazione straordinaria, in pratica, si mette a segno un altro tassello “per mettere in sicurezza tutto il patrimonio aziendale”, spiega Stefania Pisani della Filctem Cgil.

Il corteo delle lavoratrici 'La Perla' a Roma
Il corteo delle lavoratrici 'La Perla' a Roma

“Si tratta di un’operazione che blocca i liquidatori inglesi”, spiega Maria Angela Occhiali della Uiltec-Uil. L’istanza – spiegano le sigle – “era stata presentata con urgenza dagli avvocati Bruno Laudi e Francesco Pizzuti per conto della Filctem-Cgil e dei lavoratori della La Perla Management UK Ltd, a seguito dell’invio da parte dei liquidatori inglese di una mail con cui veniva comunicata la ferma intenzione di procedere alla liquidazione dell’asset e alla vendita del marchio, allo scopo di realizzare la massima soddisfazione dei creditori ed escludendo quindi la continuità aziendale”. Un’azione che andava bloccata, visto che la scelta dei liquidatori inglesi avrebbe potuto avere gravi conseguenze per La Perla Manufacturing srl (la produzione che ha sede a Bologna, in via Mattei) perché, come risulta dai fascicoli della procedura, tra le società è stato stipulato un ’framework manufacturing agreement’ che obbliga La Manufacturing a vendere i prodotti realizzati con i marchi “La Perla” unicamente alla controllante inglese.

Da qui, dettagliano i sindacati, “l’eventuale liquidazione totale della controllante inglese determinerebbe, a cascata, l’impossibilità della prosecuzione dell’attività della controllata italiana, con successiva inevitabile liquidazione e perdita di valore anche di quest’ultima società, fino al licenziamento di tutti i dipendenti”, cioè le 334 lavoratrici che da mesi si stanno battendo per salvaguardare il proprio posto di lavoro. Insomma, concludono Filctem-Cgil e Uiltec-Uil, “ancora oggi sono le lavoratrici La Perla che, ostinatamente, attuano tutte le strategie di tutela della continuità di una realtà aziendale che è sotto scacco delle conseguenze della finanza speculativa attuata dal fondo olandese Tennor e dal discusso finanziere tedesco Lars Windhorst”.

In pratica, con questa azione del Tribunale, dopo l’udienza del 19 dicembre che nominò due custodi e sequestrò il marchio La Perla depositato a Londra, oggi si blocca oltre a La Perla Manufacturing che regola la produzione a Bologna, anche la Perla management strettamente legata a Regno Unito. In questo modo, spiegano le sindacaliste, si evita che Londra abbia mano libera, evitando di inibire alle aziende di Bologna l’uso del marchio che – ricordiamo – si rifà alla nascita del tempio della lingerie di lusso fondato 70 anni fa, nel 1954, sotto le Due Torri dalla sarta Ada Masotti. “Ce la stiamo mettendo tutta. Stiamo cercando vie, viottoli, pertugi per salvare un’azienda che ha 70 anni di vita e un know how di elevatissima specializzazione”, insiste Occhiali.

Da qui, l’appello a ministero e Regione “a far sentire con estrema determinazione il peso delle Istituzioni italiane per evitare che il gruppo La Perla cessi per becere speculazioni finanziarie dal corto respiro”. Anche perché per le ‘perline’, come vengono chiamate le dipendenti dell’azienda, in solidarietà almeno fino a venerdì, è il terzo mese senza stipendio (più la tredicesima).