Un boccone di traverso: "Salvata da mio figlio. Ho davvero rischiato di morire soffocata"

Monica Turchi spiega l’importanza della manovra di Heimlich: "Ho perso i sensi, sono viva solo perché Federico ha fatto il corso. Dovrebbero renderlo obbligatorio, ora io e mio marito ci iscriviamo"

Cesena, 14 novembre 2023 – “Mio figlio Federico mi ha salvato la vita grazie alla manovra di Heimlich praticata con tempismo e sento la necessità di condividere questa esperienza non per mettere in piazza una vicenda che resta privata, ma per rimarcare la necessità di incrementare l’organizzazione di corsi di primo soccorso nelle scuole per gli studenti e nei vari ambiti anche per gli adulti".

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La testimonianza diretta è della cesenate Monica Turchi, che era a tavola in famiglia quando all’improvviso, masticando un pezzo di carne, le è andata di traverso e si è sentita soffocare. "Ricordo solo di aver ingerito un po’ d’acqua, poi tutto è diventato nero e non rammento più nulla, se non il fatto di avvertire un fortissimo dolore alle mani".

Monica Turchi con il figlio Federico, che ora ha 17 anni
Monica Turchi con il figlio Federico, che ora ha 17 anni

Il resto, la protagonista, l’è venuto a sapere dopo, quando la disavventura si è risolta felicemente grazie al provvidenziale intervento del figlio. "Mi hanno spiegato che mio marito mi ha dato due colpi sulla schiena che non sarebbero mai stati risolutivi, anzi è bene non darli - prosegue la diretta interessata - così come non avrei mai dovuto ingerire acqua, e a quel punto mio figlio, che ha 17 anni e frequenta il liceo scientifico, ha preso in mano le redini della situazione e con autocontrollo olimpico, così mi è stato riportato, ha detto di lasciarlo fare. Mi ha applicato la manovra di Heinrich, che si è rivelata il mio salvavita".

La manovra di Heimlich è una tecnica di primo soccorso per rimuovere un’ostruzione delle vie aeree. Prende il nome dal medico statunitense Henry Heimlich che la illustrò a metà a anni Settanta. Il soccorritore esegue la manovra di Heimlich utilizzando mani e braccia per esercitare una serie di rapide e profonde pressioni sull’area addominale del paziente, tra sterno e ombelico, dirigendo la spinta verso l’alto in modo da comprimere il diaframma. Ciò provoca la compressione dei polmoni, esercitando così una spinta a sull’oggetto che ostruisce la trachea, in modo da provocarne l’espulsione attraverso un potente e artificiale colpo di tosse.

Grazie all’intervento di mio figlio di lì a poco mi sono riavuto e solo dopo ho capito il rischio che avevo corso - prosegue la madre salvata -. L’indomani un’amica medico mi ha detto che i sintomi agli arti erano quelli addirittura di un’ischemia. Come mai mio figlio è stato in grado di intervenire? Quello è il punto: aveva frequentato un corso di primo soccorso presso uno stabilimento balneare e al liceo scientifico vengono promossi altri corsi di quel tipo. Sono iniziative provvidenziali, bisogna estenderle a macchia d’olio. Ho tenuto mio figlio all’oscuro della nostra istanza comunicativa, quella mia e di mio marito, che è di condividere l’accaduto per sollecitare la promozione di quanti più corsi di primo soccorso possibile, da parte di enti e associazioni di volontariato, coinvolgendo i giovani in tutta la città. Bisognerebbe rendere obbligatoria la frequenza. Sono vitali, se penso a quello che mi sarebbe potuto accadere senza che mi fosse applicata la manovra di Heimlich e quindi abbiamo ritenuto che fosse un dovere civico dare eco all’accaduto. Era il minimo che potevamo fare a beneficio della collettività, oltre che iscriverci a un corso di primo soccorso pure mio marito ed io: inizieremo lunedì".

L’epilogo della vicenda è stato doppiamente felice perché avvenuto nel segno della reciprocità. "A mio figlio quando era piccino - conclude Monica Turchi - avevo praticato la stessa manovra a causa di un ‘garibaldino’ che gli era andato di traverso. Avevamo parlato di quella vicenda varie volte, ed è successo che quando ho riaperto gli occhi dopo l’espulsione del boccone, lui dopo avermi spiegato l’accaduto, mi ha detto che a quel punto eravamo pari, e ci siamo dati un cinque".