Manovra anti-soffocamento: “Noi del 118 disponibili anche in videochiamata”

Maurizio Menarini, direttore dell’emergenza territoriale in Romagna, sottolinea l’importanza della formazione per il primo soccorso: “I nostri operatori possono aiutare in videochiamata”

Cesena, 14 novembre 2023 – Maurizio Menarini, direttore centrale 118 ed emergenza territoriale Romagna, la tempestività dell’intervento di Federico, il ragazzo cesenate di 17 anni che grazie alla manovra di Heimlich ha salvato la madre dal soffocamento, riporta l’attenzione sull’importanza del primo soccorso. “E’ un argomento sul quale stiamo investendo molto, prima di tutto in termini di sensibilizzazione della collettività. In caso di problematiche cardiopolmonari, la chiamata al 118 deve certamente essere immediata, ma è anche vero che l’ambulanza impiega qualche minuto prima di arrivare e quel lasso di tempo spesso può essere decisivo. Nella maggior parte dei casi ad assistere alla scena c’è un familiare o un amico, il cui ruolo è preziosissimo”.

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Maurizio Menarini, direttore centrale 118 ed emergenza territoriale Romagna
Maurizio Menarini, direttore centrale 118 ed emergenza territoriale Romagna

Come bisogna comportarsi? “Il caso raccontato dal Carlino è emblematico: i corsi di primo soccorso sono in grado di fornire indicazioni provvidenziali e molto spesso risolutive. Il ragazzo sapeva cosa fare e come farlo. E ha salvato sua madre. Ma anche chi non ha alle spalle questo tipo di formazione può essere altrettanto decisivo”. In che modo? “Dopo aver contattato il 118, i nostri operatori, fatta partire l’ambulanza e capito il tipo di emergenza che si trovano ad affrontare, chiedono se chi ha telefonato è disponibile a passare a una videochiamata. In caso affermativo, possono vedere immediatamente la scena, verificare se i sospetti sono fondati e dare indicazioni precise e dettagliate su come muoversi”. Una dei principali ‘freni’ per il cittadino è probabilmente il timore di peggiorare le cose. “Serve essere chiari: in una situazione di questo genere, peggiorare le cose è impossibile, nel senso che se non si fa niente, la persona che è davanti a noi probabilmente morirà. Mentre in caso di intervento, il quadro può cambiare radicalmente”. Da dove serve partire? “Dalla formazione di giovani e giovanissimi. In Europa è attivo un progetto dedicato proprio alle realtà scolastiche, nel cui titolo si fa riferimento alle ragazze e ai ragazzi che salvano le vite. Succede anche in Italia e nella nostra regione. Anche in questo caso non bisogna avere timori di turbare le nuove generazioni, che peraltro ormai sono abituate a vedere sugli schermi dei telefoni o delle tv scene ben peggiori rispetto a quelle di un intervento di primo soccorso. E poi l’età adolescenziale è per esempio nota anche per le tante abilità che vengono assimilate con relativa facilità. E’ un po’ come andare in bicicletta: una volta che prendi confidenza con la manovra di Heimlich, tanto per citare il caso del ragazzo e di sua madre, non te la dimentichi più”. C’è altro? “Tutti sappiamo di quanto i problemi legati al cuore siano in cima alla lista delle criticità sanitarie. In Emilia Romagna abbiamo avvivato un progetti abbinato alla ‘Dae App’, un’applicazione che chiunque può scaricare sul proprio telefono, registrandosi. Nel caso in cui la centrale del 118 riceva una chiamata per un particolare tipo di problema cardiaco, sempre dopo aver fatto partire ambulanza e automedica, dirama una notifica a chi si trova entro un raggio di 500 metri dal luogo. Nel caso in cui lo riceva una persona che sa come gestire un defibrillatore, il suo aiuto è più che bene accetto. Sono già numerosi i casi in cui grazie a questa applicazione abbiamo visto arrivare in brevissimo tempo una persona con un defibrillatore al seguito, che ha salvato una vita”. Torna l’importanza dei corsi di formazione. “Nel mondo anglosassone questo tipo di approccio è più diffuso, non perché loro abbiano più senso civico di noi, ma piuttosto perché è meno avvertito l’aspetto di cui si parlava prima, quello della paura di peggiorare le cose. Ribadisco il concetto: un conto è riferirsi a una persona che ha subìto un trauma e potrebbe aver riportato lesioni che con un movimento inappropriato potrebbero peggiorare, un altro conto è intervenire per aiutare il cuore o i polmoni a riprendere la loro funzione vitale”. Il ‘potere delle buone notizie’ può fare da volano. “Lo registriamo costantemente. Sull’onda emotiva di un fatto come quello appena verificatosi, molti si interessano di più al tema: è giusto cogliere l’occasione per parlare dei tanti corsi che associazioni qualificate del territorio (dalla Croce Rossa alle Misericordie, tanto per citare due esempi) svolgono ciclicamente, che sono aperti a tutti e che servono a far crescere sempre più la fetta di comunità in grado di affrontare al meglio le situazioni di primaria emergenza”