Suicidio assistito in 42 giorni, Bonaccini va avanti: “Diamo risposte a chi soffre". Il ministero per ora non fa muro

Il ministro Schillaci non sembra intenzionato a emanare una direttiva contro la delibera regionale. Il governatore della Toscana: stop alle divisioni, non seguirò il modello deciso a Bologna

Bologna, 13 febbraio 2024 – “Con la nostra delibera applichiamo una sentenza della Corte Costituzionale. Ora tocca al Parlamento fare una legge nazionale sul fine vita". Il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, alla vigilia dell’approdo in Aula della cosiddetta proposta di legge Cappato, fa appello a Roma affinché arrivi a normare il suicidio medicalmente assistito.

Il governatore dell’Emilia- Romagna, Stefano Bonaccini, 57 anni, leader di Energia popolare, corrente internal al Pd
Il governatore dell’Emilia- Romagna, Stefano Bonaccini, 57 anni, leader di Energia popolare, corrente internal al Pd

Una soluzione per evitare una situazione tra le Regioni ’a macchia di leopardo’ che "sarebbe qualcosa di clamoroso". Il collega di partito, e governatore della Toscana, Eugenio Giani, ha già fatto sapere che non seguirà il ‘modello Emilia-Romagna: "Ora non sento la necessità di portare in Consiglio regionale leggi che dividono. Anche perché il suicidio medicalmente assistito si può già fare in Toscana basandosi sulla sentenza della Consulta".

Non solo. A dire no al suicidio assistito normato venerdì con una delibera regionale è stato anche il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi che, al nostro giornale, ha definito "gli impianti giuridici che stabiliscono il diritto alla morte degli inganni e sono di dubbia validità". Il ’Pres’, come viene chiamato in Emilia, però, non si scompone: "Il cardinale Zuppi è una delle persone che stimo e apprezzo di più e ogni sua parola va sempre ascoltata con grande interesse. Siamo di fronte a questioni che vengono definite temi etici, sui quali persino negli stessi schieramenti bisogna garantire chiunque di avere un’opinione diversa".

Bonaccini (che è anche presidente dei dem), tra l’altro, fa notare anche la contrarietà al ’metodo Pd’ sul Veneto "con il rischio di sanzioni alla consigliera Anna Maria Bigon, che aveva espresso un’opinione differente. Guai pretendere disciplina a questioni come questa, che attengono alla sfera etica e personale". Ed è proprio il rischio di mancata disciplina di partito ad aver portato il governatore ad anticipare un eventuale voto in Aula con la "mossa del cavallo" che bypassa una discussione pericolosa politicamente (a oggi in Consiglio i contrari sono 27 e i favorevoli 23).

Tra partiti e Regioni che vanno in ordine sparso, come si muove il governo? Il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, per ora non prende alcuna posizione, visto che la questione non è all’ordine del giorno. Da quello che filtra, infatti, non ci sono stati contatti con Bonaccini. Insomma, almeno adesso, sembra difficile che la delibera venga impugnata o che possa arrivare una direttiva ’modello Salvini’ come accaduto con la Città 30 di Bologna. Si vedrà.

Resta assodato, però, che l’Emilia-Romagna dando le sue linee guida alle Ausl e istituendo il Corec, il Comitato regionale per l’etica nella clinica, ha giocato d’anticipo sul resto del Paese fissando un iter di 42 giorni per "congedarsi dalla vita" (iter che pare riguarderà chi è residente o domiciliato in Regione), come prescritto dalla sentenza 242 della Corte Costituzionale. Un diritto che verrà garantito a fronte dei requisiti prescritti dall’Alta Corte: il paziente dev’essere pienamente capace di intendere e volere, affetto da patologia irreversibile da cui derivano gravi sofferenze fisiche e psichiche ed essere mantenuto in vita grazie a trattamenti di sostegno vitale.

Il centrodestra resta sulle barricate. La capogruppo di Forza Italia, Valentina Castaldini (VIDEO), oggi spiegherà i presupposti del suo ricorso al Tar ("la delibera è illegittima, visto che è stato creato un comitato ad hoc, fatto di persone che ha scelto Bonaccini") mentre verrà chiesto dal centrodestra (in primis Fratelli d’Italia) un parere all’Avvocatura dello Stato.

Oggi è il D-day in Assemblea legislativa, ma già si sa che non si voterà e la proposta di legge finirà dritta in commissione. E, a fronte dell’operatività del suicidio medicalmente assistito via delibera, il rischio è che si faccia melina. Proprio su questo anche il ’campo largo che verrà’ è già diviso. La consigliera regionale Silvia Piccinini del Movimento 5 Stelle (che in Emilia-Romagna non è in maggioranza) sfida Bonaccini: "Non giochi a nascondino. Faccia ricorso alla procedura d’urgenza per la votazione di un progetto di legge". La replica – dura – arriva dalla capogruppo regionale del Pd, Marcella Zappaterra: "Non è mai successo da quando esiste la Regione che si voti una legge al primo passaggio in Aula senza istruttoria. In molti hanno perso un’occasione per tacere".

Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni spinge per la legge regionale, mentre Bonaccini, dalla sua, chiarisce la ratio della decisione sulla delibera: "La dignità delle persone è al primo posto. Non vogliamo vedere ciò che si è visto in altre Regioni, dove cittadini in grande sofferenza inseguono le istituzioni o si rivolgono a un tribunale". Per quanto riguarda il ricorso al Tar non teme effetti dirompenti: "Rispetto le scelte delle opposizioni, ma siamo convinti di avere ragioni molto solide, altrimenti non avremmo fatto quello che abbiamo fatto".