Alluvione, rimborsi dei beni mobili: tetto di 10mila euro, tasse scalate

Retroscena Il Governo lavora al dispositivo: riconoscimento del credito d’imposta, niente bonifico diretto. Dalle cucine agli arredi vari, migliaia di persone aspettano ancora i soldi. "Accontenteremo tutti".

Alluvione, rimborsi dei beni mobili. Tetto di 10mila euro, tasse scalate
Alluvione, rimborsi dei beni mobili. Tetto di 10mila euro, tasse scalate

Bologna, 7 febbraio 2024 – Il governo mette mano alla questione dei rimborsi per i beni mobili, ovvero cucine, arredi, automobili, motocicli, elettrodomestici andati distrutti o resi inservibili dall’alluvione. Non c’è ancora il dispositivo nero su bianco, ma da fonti del governo si apprende che la direzione intrapresa sarebbe quella di un riconoscimento del credito di imposta. Il tetto della somma ottenibile da chi presenta la documentazione, dunque, sarà di 10mila euro. Il contribuente (non vale per le aziende, che hanno canali diversi) non riceverà un bonifico diretto, ma potrà scalare il totale di quanto speso (fino al 100%) dalle tasse, in un periodo di anni definito. Quanto tempo? Probabilmente 2-3 anni.

Ma come si è arrivati a questa indicazione? In pratica, dall’esame delle perizie arrivate sul sistema Sfinge, i tecnici del ministero avrebbero ritenuto quella del credito d’imposta come la soluzione più adatta: il forfettario, infatti, avrebbe rischiato di avere una ’appropriatezza’ minore. Insomma, da Roma vogliono essere sicuri che i soldi vadano spesi davvero nel modo corretto. Inoltre, con il rimborso diretto lo stanziamento di risorse non sarebbe stato sufficiente a rispondere a tutte le domande ricevute. Così, invece, si potranno spalmare su più anni.

La polemica sul rimborso dei beni mobili si è infiammata nelle scorse settimane, dopo la bocciatura nelle commissioni riunite Ambiente ed Attività produttive, delle proposte delle opposizioni di di modifica ed emendamento al Dl Energia sugli aiuti per gli alluvionati dell’Emilia Romagna. Esponenti dem e del M5S, infatti, avevano sottolineato come fossero ancora migliaia le famiglie in attesa di risposta per ottenere rimborsi per le case e le auto devastate dalla furia dell’acqua. "Sono passati quasi nove mesi dalla prima alluvione e non sono ancora resi esigibili i rimborsi ai danni da beni mobili - aveva tuonato il presidente emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini –. La bocciatura degli emendamenti dell’opposizione ha dell’incredibile". Non erano mancate le repliche, tra cui quella della deputata meloniana Alice Buonguerrieri: "Il governo, nel giro di pochi mesi ha stanziato oltre 6,5 miliardi di euro, ha coperto tutte i lavori di somma urgenza degli enti locali, con la struttura commissariale ha varato un piano di difesa idraulica e ha avviato, pur con tutti i limiti della piattaforma regionale Sfinge, i rimborsi ai privati. Rimborsi che, come ribadito più volte dal Governo e dal Commissario Figliuolo, riguarderanno anche i beni mobili".

E proprio Figliuolo, ieri ha partecipato a un incontro per varare il cosiddetto ‘Piano speciale’ voluto dallo stesso commissario contro il dissesto idrogeologico: questo piano sarà presentato il 31 marzo prossimo. La riunione si è tenuta a Bologna tra gli esperti della struttura commissariale, la Regione Emilia-Romagna, Autorità di bacino Distrettuale del Fiume Po, Università, Protezione Civile e rappresentanti Mit.

Il gruppo di lavoro, riunitosi per la seconda volta, ha il compito di definire una strategia di grandi opere fondamentali e necessarie, in chiave di prevenzione e contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico, con priorità per le situazioni che costituiscono pericolo per i centri abitati. Cosa si è deciso nel summit? Le scadenze fissate sono sostanzialmente due: entro il 31 marzo 2024 il piano speciale (che conterrà tutti i piani previsti dalla norma) sarà presentato in sede di cabina di coordinamento per la ricostruzione e, una volta acquisita l’intesa della Regione, sarà approvato, dal commissario Figliuolo, per essere poi ulteriormente ampliato e completato, entro il 30 giugno 2024.