"Che umiliazione al Pronto soccorso, alla fine ho chiamato la Polizia"

La testimonianza di una 64enne portata in ospedale in seguito a un incidente: "Ho atteso sette ore. Nessuno mi visitava e non mi portavano neanche la padella. Non ce l’ho fatta più: ero mortificata"

Fano, 19 dicembre 2023 – “Dignità calpestata al Pronto soccorso di Fano". Lo denuncia la fanese Luisa Fragasso, dipendente Ast (Azienda sanitaria terriale, ex Asur) di 64 anni, che ha vissuto sulla propria pelle, venerdì scorso, un’esperienza che definisce "sconcertante e surreale". Investita da un’auto, che le procura un trauma cranico e altre lesioni, la donna racconta di "una vera e propria odissea, che dura ben sette ore, prima di essere visitata da un medico".

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Lucia Fragasso, 64 anni, dipendente dell’Azienda sanitaria
Lucia Fragasso, 64 anni, dipendente dell’Azienda sanitaria

Sono le 16,30 quando la donna, in sella ala sua bici elettrica, torna a casa dopo essere stata dalla parrucchiera. Giunta in via del Fiume, al quartiere San Lazzaro, viene urtata da una Volkswagen Golf, condotta da un giovane fanese. La donna finisce a terra, sbattendo la testa contro il marciapiede. Sul posto, poco dopo giungono un’ambulanza del 118 e la polizia locale per i rilievi di legge. La ferita viene immobilizzata sulla barella, avendo riportato anche un trauma lombo sacrale e lesioni a gamba e caviglia. Giunge quindi al pronto soccorso del Santa Croce alle 17, dove comincia quella che Luisa Fragasso definisce "un’esperienza da dimenticare".

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“Mi hanno detto che mi era stato assegnato il codice giallo - riferisce la donna – e dunque mi aspettavo di essere visitata presto, anche perché accusavo dolori dappertutto e soprattutto alla testa. Invece passavano le ore ed io ero bloccata sulla barella, priva di assistenza, senza la possibilità di alzarmi, a causa dei dolori". Trascorse quattro ore di snervante attesa, la donna manifesta il bisogno impellente di andare in bagno a un’infermiera: "Mi è stato vietato di alzarmi – aggiunge –, perché c’era la possibilità che avessi lesioni al bacino, quindi ho chiesto una padella urinaria, ma ho atteso invano un’altra ora e alla fine non ce l’ho fatta e me la sono fatta addosso. E’ stata una umiliazione che non potrò dimenticare…".

A quel punto la donna, sconfortata e arrabbiata, chiama le forze dell’ordine: "Non avevo altra possibilità per essere ascoltata. Così, dopo aver sentito mia figlia, ho chiamato la polizia, che mi ha riferito che avrebbe sollecitato gli operatori sanitari. A mezzanotte, dopo un pomeriggio infernale, tra altri pazienti lasciati su lettighe e sedie a rotelle, mi hanno finalmente visitata, scrivendo sul referto, contrariamente a quanto in precedenza mi avevano detto, che ero in codice verde".

Per fortuna, le lesioni riscontrate non risultano gravi e la donna viene dimessa poco dopo, con una prognosi di circa una settimana. Luisa Fragasso tira così un respiro di sollievo, ma nutre ancora un forte risentimento: "Non immaginavo di vivere un’esperienza così degradante – conclude –, ancora più bruciante per una dipendente della sanità pubblica, che ha sempre avuto fiducia nell’efficienza dell’azienda sanitaria da cui dipende. Spero che quanto ho raccontato sia un monito per migliorare l’assistenza al pronto soccorso e trattare con più umanità chi soffre".