Carnevalesca con i secchi, piove dentro i capannoni: rischi per i carri da ultimare

Le coperture non riescono ad essere stagne, le conseguenze sono gravi. Si chiedono interventi risolutivi nel tetto ma questi non sono mai stati fatti

Fano, 8 gennaio 2024 – Mancano solo tre settimane al Carnevale di Fano e nei capannoni in cui si fabbricano i suoi giganti di cartapesta, non si riescono ad ultimare i lavori. Il forte vento del 4 dicembre scorso, infatti, ha peggiorato la condizione delle strutture, danneggiando ulteriormente i portoni d’ingresso e soprattutto la copertura da cui continua ad infiltrarsi copiosa l’acqua. E così è bastata la semplice pioggia delle ultime ore per mettere in crisi la macchina produttiva della manifestazione più importante e costosa della città, calcolando che muove risorse per quasi 900mila euro.

La situazione all’interno dei capannoni della Carnevalesca
La situazione all’interno dei capannoni della Carnevalesca

"Sono preoccupata che l’acqua possa rovinare i nuovi carri, ma soprattutto temo che l’acqua possa entrare anche nelle cassette elettriche…" dice oggi la presidente dell’Ente Carnevalesca Maria Flora Giammarioli, che già un mese fa aveva sollecitato il Comune perché garantisse una maggiore sicurezza a quei lavoratori. Sono circa quattro anni però che la presidente dell’Ente Carnevalesca Maria Flora Giammarioli ascolta impotente le lamentele dei carristi, costretti a lavorare in un cantiere in cui ad ogni acquazzone sono costretti a svuotare l’acqua piovuta dal tetto.

E sono passati più di due anni da che l’Ente Carnevalesca scrive mail al Comune di Fano, il proprietario dei tre capannoni industriali in cui alloggia la fucina del Carnevale dell’Adriatico, perché intervenga facendo la manutenzione straordinaria del tetto e provvedendo ad altri piccoli lavori di manutenzione ordinaria mai eseguiti. Ma al di là di due sopralluoghi dei tecnici del Comune immediatamente successivi ad altrettanti sfoghi social dei maestri carristi nulla è cambiato.

E così tra i secchi di plastica apposti per raccogliere l’acqua piovana, i teli posti a protezione delle opere di cartapesta e le pozzanghere d’acqua che rivestono i pavimenti dei tre edifici, si respira amarezza e frustrazione. "Con la pioggia non si riesce a lavorare in tranquillità - dicono i carristi -, perché in alcuni punti piove proprio sui carri oltre che sulle attrezzature. E noi più di tanto non possiamo fare. L’ultima volta, per il portone, hanno messo una toppa e nessuno è più venuto a vedere. Ma rimane anche quel problema. Il sentimento è quasi di rassegnazione. Segnaliamo le cose però lì si ferma tutto. E parliamo della manifestazione turistica più importante della città…dicono".