Avvocato sotto inchiesta: "Gonfiava le parcelle per far avere la pensione all’assistito invalido"

La procura ha chiesto il rinvio a giudizio di un legale accusato di peculato. Da amministratore di sostengo avrebbe ottenuto dal giudice tutelare l’ok al prelievo di somme spropositare rispetto ai tariffari o a lui non dovute

Avvocato nei guai

Avvocato nei guai

Ferrara, 4 aprile 2024 – Avrebbe ‘gonfiato’ le parcelle per la propria attività di amministratore di sostegno di una persona disabile, arrivando a intascarsi oltre 133mila euro. Un compenso che, secondo gli inquirenti, sarebbe assolutamente spropositato rispetto ai tariffari forensi e comunque a lui non dovuto, in quanto la madre dell’assistito avrebbe a sua volta ricevuto una somma di denaro per le stesse attività. La presunta irregolarità di quelle domande di liquidazione presentate al giudice tutelare ha fatto finire nei guai un settantenne avvocato del foro di Ferrara. Il professionista è infatti stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato. Di recente, concluse le indagini, la procura ha depositato una richiesta di rinvio a giudizio.

La lente degli inquirenti è puntata su alcuni episodi accaduti tra il 2017 e il 2018. Ma prima un passo indietro. Nella primavera del 2014 il legale era stato nominato dal giudice tutelare amministratore di sostegno di una persona con disabilità. In questa veste (che lo rende di fatto un pubblico ufficiale) avrebbe presentato al magistrato una serie di domande per la liquidazione di compensi per attività stragiudiziali, finalizzate a far ottenere la pensione al proprio assistito. Tuttavia, secondo l’accusa, tali richieste erano state redatte in forma generica e con la stessa causale, solo con qualche piccola aggiunta qua e là. Abbastanza comunque per ottenere dal giudice tutelare l’approvazione (postuma o preventiva) al prelievo del denaro dal conto corrente dell’assistito.

Un via libera che, sempre secondo le conclusioni della procura, l’indagato avrebbe ottenuto in maniera fraudolenta. Le contestazioni entrano poi nel dettaglio delle somme che il professionista si sarebbe intascato nel corso del tempo, alcune approvate in maniera postuma, altre in via preventiva. La prima richiesta è del 12 ottobre del 2017, con poco più di diecimila euro per "esame e studio della pratica, conferenze telefoniche, conferenze con il Comune e redazione relazione". Appena cinque giorni dopo, ecco un’altra richiesta – con causale simile salvo qualche piccola modifica – da 17mila euro. Il 20 ottobre spunta una terza richiesta, stavolta da 23.700 euro, con causale "pratica pensione d’invalidità, esame della pratica, conferenze telefoniche, redazione relazione" e altre voci. Per quanto riguarda le autorizzazioni al prelievo ottenute in modo preventivo, le accuse elencano invece quattro istanze tra il febbraio e il giugno del 2018, per somme che vanno dai tredicimila ai 24mila euro. Nel complesso, si diceva, la procura ha conteggiato appropriazioni indebite per oltre 133.800 euro.

L’avvocato deve poi rispondere di una seconda contestazione, sempre per l’ipotesi di reato di peculato. Sempre nel ruolo di amministratore di sostegno, avrebbe ottenuto l’autorizzazione preventiva del giudice tutelare per prelevare trentamila euro dal conto dell’assistito per il rifacimento della facciata di un edifici del centro. In realtà, stando alla tesi della procura, quei lavori non sarebbero mai stati svolti e il legale avrebbe tenuto la somma per sé.