Ferrara, 9 aprile 2019 - Un sì sofferto, ma tutt’altro che entusiasta, per la proposta di indennizzi avanzata dal governo. Le associazioni dei risparmiatori ferraresi (Amici della Carife, Risparmiatori Azzerati e Movimento Risparmio Tradito) hanno votato a favore della bozza, avanzata ieri dal premier Conte e dal ministro dell’Economia Tria, che oggi sarà ufficializzata in consiglio dei ministri. Rimborsi automatici, dunque, solo agli azionisti che hanno un reddito Irpef sotto i 35mila euro, o un capitale mobiliare inferiore ai 100mila euro; tutti gli altri, invece, dovranno presentare la propria istanza a una commissione di nove saggi, che il governo si è impegnato a nominare con un successivo decreto. «Non è esattamente quello che ci aspettavamo, visto che noi da sempre chiedevamo il rimborso totale – affermano Katia Furegatti e Milena Zaggia, all’uscita da palazzo Chigi –, ma in questo modo, per gran parte dei piccoli risparmiatori, ci sono stati assicurati tempi molto rapidi nell’erogazione degli indennizzi». Nell’incontro, il premier Conte ha affermato che, con questi paletti, circa il 90% degli azzerati di tutte le sei banche verranno risarciti: «Non sarei così sicura – dice la Furegatti –, ma sicuramente la platea sarà abbastanza ampia».

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Un elemento che tuttavia stona, è rappresentato dalla percentuale degli indennizzi: «Ci viene garantito il 30% del valore d’acquisto delle azioni», riferisce Marco Cappellari, degli Amici della Carìfe. Nei mesi scorsi, e nello stesso decreto approvato a dicembre dal governo, la percentuale era indicata come un acconto: «A questo punto non siamo più sicuri che non si tratti, invece, di un prendere o lasciare», prosegue Cappellari, che sul punto perciò non tace una certa delusione. Per il timore, abbastanza fondato, che il 30% di indennizzo rappresenti una sorta di forfait, esaurito il quale non ci sarebbero garanzie di un ulteriore rimborso. «Si tratta comunque, nella storia italiana, del primo indennizzo assegnato agli azionisti di una banca – Cappellari guarda il biccchiere mezzo pieno –, attraverso fondi dello Stato e con l’assenso dell’Unione Europea». Occorre precisare, in realtà, che il budget dei rimborsi (1 miliardo e mezzo di euro) deriva dai cosiddetti conti dormienti, ovvero somme accantonate nelle stesse banche.

Ultimo aspetto, non irrilevante, l’obbligo per chi non rientra in uno dei due paletti di percorrere la strada della valutazione da parte di una commissione di esperti: dovrà essere provata la violazione massiva a danno dei risparmiatori. «Conte e Tria ci hanno assicurato che le tipologie di queste violazioni saranno ampliate, per comprendere di fatto anche Carife, oltre alle altre banche – concludono la Furegatti e la Zaggia –; siamo consapevoli che il risultato non è quello che auspicavamo, ma continueremo a batterci per ottenere il massimo, In questo momento, però, mettersi di traverso avrebbe significato allungare a dismisura i tempi per tutti i risparmiatori, e forse rischiare lo strappo definitivo con il governo».