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24 apr 2022

"Sul palco a New York col cuore a Forlì"

Olivia Foschi vive in America ed è una jazzista di fama internazionale: "Ricordo quando con mio fratello prendevamo le pizze da Altero"

martina mastellone
Cronaca

di Martina Mastellone

Studio e determinazione sono importanti quando si vuole raggiungere un obiettivo, ma è la passione a fare la differenza. Lo sa bene Olivia Foschi, classe 1982, jazzista di fama internazionale ormai in pianta stabile a New York, ma forlivese nel cuore.

Olivia lei è nata a San Francisco ma è cresciuta a Forlì, ha bei ricordi di quel periodo? "Sono stata a Forlì fino alla terza elementare, poi ho frequentato una scuola internazionale a Roma e sono tornata a vivere a Forlì da grande. Sono nostalgica, ho bellissimi ricordi da bambina, come quando andavo a scuola con mio fratello e ci fermavamo a prendere la pizza da Altero. Eravamo convinti di andare da soli, ma mio padre ci seguiva a distanza".

Che rapporto ha con la città? "A Forlì c’è la mia infanzia, siamo cresciuti in campagna, un posto idilliaco per i bambini. Lì c’è la casa di famiglia a cui sono estremamente legata, è il posto stabile della mia vita e anche se ho vissuto spesso all’estero so sempre di avere il mio punto fisso a Forlì".

Quando nasce la sua passione per la musica e per il jazz in particolare?

"La mia bisnonna paterna era una cantante lirica, ce l’abbiamo nel sangue. Quando ero bambina mia madre metteva sempre dei dischi di Sarah Vaughan, una volta mi sono girata a guardarla dicendo io voglio fare questo. Fu il mio primo approccio al jazz: mi innamorai, mi colpì a livello profondo".

Il suo percorso è fatto anche di tanto studio. Ce ne racconta le tappe?

"Mi sono laureata in letteratura perché per mia madre era importante che facessi un percorso di educazione tradizionale. Dopodiché ho studiato all’Università della musica di Roma, poi all’Accademia di Bologna. Lì non mi sono laureata, ma sono rimasta fino alla fine dell’ultimo anno. In quel periodo, tornata a Forlì, sono nate le prime performance a livello locale, ma lo facevo più come hobby che come lavoro".

Poi nel 2009 ha vinto la competizione Jazz Women in Blues ottenendo una borsa di studio a Los Angeles.

"Furono i miei amici a spronarmi a iscrivermi al concorso. Nel 2009 ho vinto la borsa di studio e nell’estate 2010 sono partita per la Venice Voice Academy di Los Angeles. Lì incontrai quello che oggi è mio marito, che viveva a New York e mi consigliò di andare lì, dove la scena jazz era molto importante".

Prossimamente suonerà al Blue Note di New York, il tempio del jazz globale: cosa si prova quando si calcano palchi del genere?

"Torno al Blue Note il 29 maggio con il gruppo di Reza Khan, abbiamo già suonato insieme lì a marzo 2019. È un traguardo meraviglioso, l’emozione è tanta e l’impatto emotivo è forte. Quando si suona con persone di alto livello si è stimolati a fare di più".

Oltre alla carriera musicale porta avanti anche quella di insegnante. Come vive questo ruolo?

"Insegnare mi piace. Amo lavorare con i principianti, accendere in loro quella fiamma che li fa innamorare del nostro stile. È uno stile in cui si cantano spesso gli stessi brani quindi si tratta di renderli propri, interpretarli in modo diverso dagli altri. È molto appagante portare le persone a non avere paura, a interpretare, a buttarsi".

Cosa consiglia ai giovani che vogliono fare della musica il proprio mestiere?

"Non si può piacere sempre a tutti ma bisogna seguire il proprio cuore, fare le cose con emotività, perché ci credi. È così che si riesce ad avere un seguito di persone che ti ascoltano perché davvero gli piaci. Quando si è cantanti è un po’ come essere nudi, non ci si può nascondere, ci si espone al massimo. Bisogna ricordare che fai quello che fai perché lo ami e questo messaggio passa, la comunicazione non verbale prevale sempre".

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