Antonio e Cleopatra, amanti senza pari. Malosti sul palco nel debutto nazionale

Domani allo Storchi la nuova produzione di Ert da Shakespeare. L’attore protagonista con Anna Della Rosa: "Due esseri oltre la ragione"

Antonio e Cleopatra, amanti senza pari. Malosti sul palco nel debutto nazionale

Antonio e Cleopatra, amanti senza pari. Malosti sul palco nel debutto nazionale

"Straripanti, politicamente scorretti, pericolosamente vitali". Per Valter Malosti, Antonio e Cleopatra sono così, "due personaggi irrazionali nel loro percorso, due esseri che oltrepassano ed eccedono la ragione". Due amanti "senza pari", capaci di trasportarci in un nuovo cielo e una nuova terra. ’Antonio e Cleopatra’ – lui, il condottiero proconsole dei Romani, lei, la regina d’Egitto – prendono vita nelle parole di William Shakespeare e nella nuova produzione di Ert che debutterà domani sera alle 20.30 al teatro Storchi (con repliche fino a domenica 14) per poi partire in tournée per tutta Italia. Valter Malosti, direttore di Emilia Romagna Teatro, torna sul palcoscenico anche come protagonista (nonché regista) dello spettacolo: accanto a lui Anna Della Rosa, conturbante Cleopatra, e con loro un cast di attori affermati e giovani talenti, da Danilo Nigrelli (Enobarbo) a Massimo Verdastro (Indovino) e Dario Battaglia (Cesare Ottaviano). La scenografia reca la grande firma di Margherita Palli, i costumi sono di Carlo Poggioli, il progetto sonoro di Gup Alcaro. Malosti ha curato anche la nuova traduzione e l’adattamento del testo, insieme a Nadia Fusini.

’Antonio e Cleopatra’ è un testo raramente rappresentato in Italia...

"È vero. Tutti abbiamo negli occhi figure iconiche come Liz Taylor e Richard Burton, nella versione cinematografica, e magari vediamo Cleopatra come un’icona antica e contemporanea insieme. Eppure questo lavoro di Shakespeare è rimasto a lungo lontano dalle scene teatrali: nell’Ottocento interessava soprattutto la sua monumentalità, Eleonora Duse si fece scrivere da Arrigo Boito una versione assolutamente infedele. Ma rimane un testo sconosciuto ai più".

Come è nata l’idea di riportarlo in scena?

"Già nel 2015 con gli allievi della scuola di teatro dello Stabile di Torino ne avevo curato un’edizione per un dittico egiziano, insieme ad ‘Akhenaton’ di Agatha Christie. Da allora mi era rimasto il desiderio di esplorare questo testo, in cui la lingua di Shakespeare è tanto più vicina all’opera poetica. Si tratta peraltro del lavoro in cui Shakespeare riserva alla protagonista femminile il maggior numero di battute. E non è solo tragedia, ma anche commedia, poesia, teatro storico. Si dice che, proprio per questa varietà di stili, per interpretare Cleopatra occorrerebbero almeno cinque o sei attrici diverse: Anna Della Rosa, vedrete, sarà straordinaria. In quest’opera sono tantissimi i ruscelli di senso su cui aleggia anche il pensiero di Giordano Bruno".

In che modo?

"Nel 1580 Giordano Bruno si trovava in Inghilterra e là recuperò le scienze astronomiche degli antichi egizi. Di certo a Shakespeare arrivò l’eco di queste teorie: la storia d’amore fra Antonio e Cleopatra gli permette di raccontare l’incontro e il conflitto fra l’Oriente e l’Occidente. Non tanto un Oriente esotico, quanto un Oriente filosofico in cui si riflette la vicenda dei due amanti, il loro sprofondare nel nulla, la grande dissolutezza e l’acquisizione di una coscienza forte".

Chi sono Antonio e Cleopatra?

"Cleopatra è anche Didone e Iside, ‘Serpente del vecchio Nilo’, come una zingara, la grande prostituta d’Oriente. Enobarbo dice che ‘anche i sacri sacerdoti la benedicono quando è lussuriosa’. Antonio sarà travolto da questo mondo che non conosce ma in cui si lascia andare compiutamente e in cui accetta di sprofondare tutti. Nel loro percorso, Antonio e Cleopatra non seguono i percorsi tradizionali, e anche noi dobbiamo abbandonarci, lasciarci andare, sospendere il giudizio".

E qual è la loro modernità? "Shakespeare è sempre il cantore dell’umanità. Ci basta un attimo per riconoscerci in queste figure che ci parlano con versi tra i più alti di tutta l’opera del Bardo. Sono figure ‘presenti’, tridimensionali, davvero contemporanee".

Ha desiderio di tornare in scena?

"Essere sul palcoscenico, e non solo dietro le quinte, per me è nutriente, e credo mi aiuti a svolgere meglio anche gli altri miei ruoli: stare accanto agli attori significa riconnettersi con un’intimità che pare perduta quando si sta fuori. Non ho la bramosia di essere sempre in scena: lo faccio quando sento che c’è qualcosa che mi riguarda da vicino. E quando mi confronto con Shakespeare, mi sembra sempre di tornare a casa".