La battaglia di mamma Roberta: "Continuate a cercare il mio Ale. Non si archivia l’angoscia"

Il ragazzo è sparito da Sassuolo nel 2020, il 30 aprile si decide se interrompere le indagini. "La richiesta della Procura mi ha ferita. So che è vivo, qualcuno lo ha manipolato"

Alessandro Venturelli è scomparso da Sassuolo, la madre Roberta Carassai non smette di cercarlo. Al centro uno dei tatuaggi che può aiutare a rintracciare il ragazzo, di cui si è più volte occupata anche la trasmissione 'Chi l'ha visto?'

Alessandro Venturelli è scomparso da Sassuolo, la madre Roberta Carassai non smette di cercarlo. Al centro uno dei tatuaggi che può aiutare a rintracciare il ragazzo, di cui si è più volte occupata anche la trasmissione 'Chi l'ha visto?'

Sassulo (Modena), 22 marzo 2024 – “L’archiviazione è un modo per dirmi ‘rassegnati, non c’è più niente da fare’. Il mio è un tentativo di far arrivare un messaggio forte per mio figlio, ma anche per tutti i familiari che in Italia vivono questa situazione". Roberta Carassai si oppone alla richiesta di archiviazione (il tribunale deciderà il 30 aprile) da parte della procura di Modena del fascicolo per sequestro di persona su Alessandro Venturelli, il ragazzo di cui il 5 dicembre del 2020 si sono perse le tracce dopo che si era allontanato da casa a Sassuolo. Il 20 aprile è in programma una manifestazione in piazza Grande, a Modena, all’insegna dello slogan ’‘Vogliamo Alessandro, il dolore non si archivia’’, alla quale parteciperanno il sindaco di Sassuolo, l’associazione Penelope, l’associazione Gli amici del sorriso. "Chiederò anche alla parlamentare modenese Stefania Ascari di farsi interprete della vicenda".

Alessandro Venturelli con la madre Roberta Carassai in un momento di serenità
Alessandro Venturelli con la madre Roberta Carassai in un momento di serenità

Mamma Roberta, teme che l’archiviazione significhi che smetteranno definitivamente di cercare Alessandro.

"Al di là delle ricadute tecniche sulle indagini, la richiesta di archiviazione la vivo con un senso di abbandono da parte delle istituzioni. Una scomparsa non si può archiviare, non c’è una data di scadenza dell’angoscia di una famiglia che vive nella precarietà più totale. Tanto più adesso".

Perché?

"Attraverso i nostri avvocati, avevamo chiesto alla procura di emanare un ordine di indagine europea, una semplice autorizzazione. Per tutta risposta arriva invece la richiesta di archiviazione, senza che io sia mai stata convocata. Le istituzioni mi offrono la loro solidarietà: io non voglio la solidarietà, ma azioni concrete".

Lei pensa che Alessandro sia ancora vivo?

"La mia è una sensazione supportata dal fatto che, nonostante siano state fatte minuziose ricerche su tutto il territorio, non è mai stato trovata nessuna traccia di lui. Sono state ritrovate addirittura le ossa di altre persone scomparse anni prima, ma niente che riguardasse Alessandro".

Potrebbe però essersi trattato di un allontanamento volontario.

"Se così fosse dimostrato, ci metteremmo l’anima in pace. Ma la verità è che Alessandro non è mai stato cercato come persona, ma solo come corpo. Noi familiari abbiamo denunciato un’ora dopo che mio figlio era scomparso, ma nei giorni seguenti non abbiamo visto posti di blocco o volanti in giro per la città. Solo una settimana dopo si è cominciato a prendere sul serio la situazione".

A far propendere per l’allontanamento volontario c’è l’aspetto per cui Alessandro potesse vivere in quel periodo un disagio psichico conseguente all’incidente di qualche anno prima e il fatto che a lei, sua madre, era stata diagnosticata una grave malattia.

"A maggior ragione in questo caso non si può parlare di allontanamento volontario in senso stretto. Si tratterebbe di una persona fragile che dovrebbe essere tutelata ancora di più dallo Stato. E poi un ragazzo con un disturbo psichiatrico sarebbe stato notato sicuramente da qualcuno".

Se dovesse indicare una pista tra tutte quelle ipotizzate su quale punterebbe?

"Sicuramente l’Olanda. Alessandro prima di andar via aveva fatto ricerche su Amsterdam".

Crede che se fossimo in presenza di un allontanamento potrebbe essere stato indotto da qualcuno, che potrebbe essere stato manipolato, magari da una setta come lei spesso sostiene?

"Credo che sia l’ipotesi più plausibile. Lui era un ragazzo pulito, perbene, ma potrebbe aver visto qualcosa che non doveva vedere. Mi diceva spesso quando uscivo: ‘Stai attenta!’. E annotava le targhe delle auto che passavano vicino casa nostra. Qualcuno può averlo convinto a sparire per il bene della sua famiglia".

Nel tempo le segnalazioni che le arrivano sono più attendibili, più accurate rispetto alle tante arrivate all’inizio?

"Purtroppo no, è un messaggio che non riesco a far passare. Sono importanti soprattutto i video e le foto, vanno bene anche immagini di un braccio di mio figlio. E poi quando si scatta una foto si deve cercare di fermare con una scusa la persona che si sospetta possa essere lui, chiamando nel frattempo le forze dell’ordine".

Come sta vivendo in questi anni?

"È una sopravvivenza in realtà, mi spinge ad andare avanti solo la speranza. Cerco di lavorare, ma non è facile".

Non riesce mai a svagarsi, nemmeno per un minuto?

"Sono quasi tre anni che non vado in centro, a fare shopping per esempio, ho difficoltà a incontrare le persone. Perché so che dovunque mi trovassi, se qualcuno mi fermasse e mi chiedesse informazioni, mi sentirei in colpa, perché in quel momento non sto facendo abbastanza per trovare Alessandro".