Calciatore accoltellato da un tifoso, il racconto choc: "Ho rischiato di morire"

Parla Mathias Caballero, il 19enne ferito, in Italia da appena cinque mesi: "Mi ha sferrato vari fendenti: se mi avesse preso all’addome ero finito. Sono volate minacce perché avevano pestato un nostro compagno"

Il dito fasciato di Mathias dopo l’assistenza in ospedale

Il dito fasciato di Mathias dopo l’assistenza in ospedale

Modena, 26 febbraio 2024 – Da cinque mesi in Italia, in forze dell’under 19 del Fox Junior Serra di Serramazzoni, Mathias Caballero – classe 2005 – sta superando lo choc di uno dei pomeriggi più brutti della sua vita.

Mathias, intanto come sta?

"In questo momento ho la mano che mi fa male e non è nelle condizioni migliori diciamo, non la posso muovere. Ho dolore anche all’altezza del gluteo".

Quanti sono i giorni di prognosi a causa dell’aggressione?

"Sono quindici, mi hanno curato all’ospedale di Baggiovara".

Come sono andate le cose sabato?

"La partita sembrava fosse trascorsa in maniera tranquilla. Solo verso la fine del primo tempo è successo che il capitano della mia squadra ha fatto un fallo a un giocatore avversario. Sembrava finita lì e invece dopo il giocatore del Castelnuovo gli ha tirato un calcio violentissimo, tanto che il suo mister lo ha sostituito. Lui era infuriato, però ho pensato: ’Vabbè, adesso gli passa’. Anche perché nel calcio noi sappiano che quello che succede in campo non deve poi avere conseguenze fuori, non è che ti vendichi".

E invece...

"E invece finita la partita siamo andati negli spogliatoi, sembrava tutto tranquillo. Quando veniamo a sapere che il nostro capitano, mentre si dirigeva verso la sua macchina per tornare a casa, è stato picchiato da quattro-cinque persone, tra cui il ragazzo che gli aveva dato il calcio durante la partita. Gli hanno dato calci e soprattutto un pugno in faccia".

A quel punto siete andati a vedere cosa è successo.

"Sì, li abbiamo incrociati che tornavano. Io ho detto agitandomi un po’: ’Ma perché avete fatto questo?’. A quel punto c’è stato un po’ di parapiglia, sono volate minacce e insulti. Il ragazzo che poi ha tirato fuori il coltello, che è un giocatore ma di una’altra squadra (non so cosa ci facesse lì, so che era stato sospeso per alcune partite), ha cominciato a insultarmi. Mi ha spinto e io ho risposto".

È partita la zuffa insomma.

"Ci siamo picchiati, poi lui all’improvviso ha estratto un coltello. E io mi sono spaventato, ho indietreggiato e per difendermi istintivamente ho messo la mano avanti e sferrato dei calci, perché lui era fuori di sé, voleva accoltellarmi in faccia. Mi ha colpito al dito, e per fortuna mi sono girato, perché voleva colpirmi anche all’addome: mi ha preso il gluteo. Meno male perché anche i dottori mi hanno detto che se mi avesse centrato la pancia non sarei stato qui a raccontarlo...".

Che tipo di coltello era?

"Non era un coltello molto lungo, era piccolo, ma molto affilato, perché bastava ti toccasse un po’ che tagliava molto".

Da quanti anni è in Italia?

"Da cinque mesi, sono appena arrivato, vengo dal Sud America, dal Venezuela".