Coronavirus, Ferrari in pole position per la sicurezza

Un giorno a Maranello per studiare il sistema di prevenzione al Covid che è già un modello nazionale. Si fanno anche test sierologici

Operai al lavoro a Maranello
Operai al lavoro a Maranello

Maranello (Modena), 23 aprile 2020 - Pausa pranzo in mensa? Sì, ma a ingressi scaglionati. Oppure si può ritirare il cestino col pasto e consumarlo per conto proprio. Sulla sicurezza la Ferrari sembra già in pole position: è molto probabile che quando tutte le aziende riprenderanno la produzione adotteranno molto del rigido modello pilota, a tratti militare, messo a punto dal Cavallino Rampante. "Il progetto ‘Back on Track’ che permette una ripresa lavorativa in condizioni di sicurezza – spiega Michele Antoniazzi, responsabile Risorse umane Ferrari - è stato introdotto da qualche giorno in Ferrari con un grande consenso dei lavoratori. I primi colleghi che sono tornati nella sede, per ora in numero limitato, hanno dimostrato la massima consapevolezza e collaborazione nel seguire le nuove procedure".

Oltre a chi è stato operativo in Ricerca e sviluppo, l’avanguardia che ha già adottato le misure di salvaguardia personale nella produzione è un manipolo di una decina di operai specializzati nella ‘manifattura additiva’, chiamati a realizzare - nel reparto dove si costruiscono solitamente i prototipi dei nuovi modelli - valvole che si adattano alle maschere subacquee: l’azienda Mares le converte in respiratori per gli ospedali, uno dei tanti gesti di solidarietà con i quali la Ferrari ha voluto testimoniare la propria vicinanza al Paese. Quando i 4.065 dipendenti Ferrari, di cui 2.170 addetti che lavorano nella produzione, torneranno a varcare i cancelli di Maranello e Modena si gtroveranno di fronte tante novità, dall’ingresso, all’uscita: tTutte le misure di sicurezza, nei dettagli, le potete leggere nel box a fianco. Ma se a qualcuno dei 4mila dipendenti al rientro dovesse essere già contagiato e magari non lo sa? È qui che entra in scena una delle esperienze più innovative messe a punto dal Cavallino: uno screening dei dipendenti, su base volontaria, con esami del sangue mirati a verificarne lo stato di salute e scoprire la presenza di eventuali anticorpi. Una possibilità, studiata con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e in collaborazione con alcuni scienziati tra cui il professor Roberto Burioni, che si può estende, per chi lo desidera, all’intera ‘comunità Ferrari’, vale a dire i familiari dei collaboratori e i fornitori che frequentano la fabbrica. Il personale che se ne sta occupando è quello della Lifebrain, network veneto di laboratori specializzati. In poche per è possibile sapere per ogni collaboratore se è positivo o se ha già contratto il virus in passato.

Al momento sono oltre 500 i dipendenti che si sono sottoposti al test. Non solo. La Ferrari qualora qualcuno dovesse risultare positivo fornirà un servizio di assistenza sanitaria e psicologica, telefonica e domiciliare. "Verrà messa a disposizione una copertura assicurativa specifica oltre a un alloggio adatto all’autoisolamento, con assistenza medica e infermieristica a domicilio e supporto di materiale sanitario (medicinali, saturimetro e, nel caso di emergenze, ossigeno)".