Corrado Reverberi (al centro) assieme agli adorati figli Stefano e Mario
Corrado Reverberi (al centro) assieme agli adorati figli Stefano e Mario

Modena, 14 novembre 2019 - Un uomo «attaccatissimo alla vita, sempre positivo e al passo coi tempi, spinto da grandi passioni». E soprattutto uno degli imprenditori che, dopo la guerra, sono stati capaci di issare il nostro territorio ai vertici del mondo produttivo italiano. Si è spento ieri Corrado Reverberi, fondatore e presidente della nota impresa metalmeccanica ‘Annovi Reverberi’. Novantadue anni, reggiano di nascita, è stato un punto di riferimento per tutta la famiglia, che oggi prosegue l’opera iniziata dal capostipite nel 1958: i suoi figli Stefano e Mario sono gli amministratori delegati del gruppo, che vanta numeri da capogiro. Qualche esempio? Duecento milioni di euro di fatturato, l’80 per cento di export, una rete di vendita che tocca ben 110 paesi e seicento dipendenti.

Se i successi di Reverberi in campo industriale sono alla luce del sole, merita di essere sottolineato il suo spessore sul piano umano. «E’ stato un vero capitano per tutti noi, la sua umiltà e il tono ironico e scherzoso ci mancheranno tantissimo», hanno detto i dipendenti. «E’ stato un nonno fantastico, ci ha insegnato tanto», le parole dei nipoti, anche loro impegnati in azienda. Sono loro a raccontarci le sue sfumature più intime e personali. «Ha dedicato la sua vita al lavoro – ricordano – Non aveva potuto studiare all’università, e per questo ci ha sempre spronato. Prima di fondare l’azienda di famiglia aveva lavorato alle Officine Reggiane come disegnatore di aerei: una parte della sua vita che ha sempre ricordato con affetto e orgoglio. Ha sempre detto di aver fatto grandi sacrifici, ma non ha mai usato questa parola in modo negativo». Fin dagli esordi Reverberi si è dimostrato un grande innovatore.

«Era un uomo lungimirante – dicono –: nel ’62, solo quattro anni dopo aver fondato l’azienda, iniziò a vendere i suoi prodotti all’estero. E decise di sbarcare in Cina ben prima dei suoi ‘competitor’». Un’attitudine che adottò non solo sul lavoro. «Voleva sempre essere al passo coi tempi. Quando uscì l’iPhone ci chiese di regalargliene uno. E volle anche assaggiare il giapponese ‘all you can eat’, visto che ne parlavano tutti». Per tutta la vita Reverberi ha avuto una grande compagna, la moglie Susanna. «E’ scomparsa nel 2012: la loro era un’unione fortissima», aggiungono i nipoti. Che svelano, poi, le sue due grandi passioni extra lavorative: il calcio («Milanista doc») e il nuoto.

«Sentiva il richiamo del mare. Ogni estate andavamo a Sanremo e mangiavamo il nero di seppia». «Il più grande insegnamento che ci ha lasciato? – chiudono – L’amore per la vita e la capacità di non perdersi d’animo davanti alle difficoltà. ‘Fai un passo indietro, tranquillizzati e poi guarda un chilometro avanti’, ci diceva». Un ‘mantra’ che l’ha portato lontano.