Svanberg abbracciato da Soriano e Dominguez dopo aver sbloccato la partita
Svanberg abbracciato da Soriano e Dominguez dopo aver sbloccato la partita
BOLOGNA Il primo salto in alto è buono. L’asticella non cade, anzi si alza. Il Bologna passa sopra l’ostacolo Verona e mette la testa nella zona Europa. Da qui a pensare di piantarci le tende, ovviamente, ce ne passa. Ma contro gli affranti scaligeri, ultimi in classifica e con un Di Francesco mezzo spacciato (in tribuna ieri c’era Maran), si doveva vincere e vittoria è stata. E questo è già un grande passo avanti rispetto alle ultime stagioni firmate Mihajlovic, quando la voglia di spiccare il volo si trasformava in vertigini impossibili...

BOLOGNA

Il primo salto in alto è buono. L’asticella non cade, anzi si alza. Il Bologna passa sopra l’ostacolo Verona e mette la testa nella zona Europa. Da qui a pensare di piantarci le tende, ovviamente, ce ne passa. Ma contro gli affranti scaligeri, ultimi in classifica e con un Di Francesco mezzo spacciato (in tribuna ieri c’era Maran), si doveva vincere e vittoria è stata. E questo è già un grande passo avanti rispetto alle ultime stagioni firmate Mihajlovic, quando la voglia di spiccare il volo si trasformava in vertigini impossibili da gestire. E non è un caso che il gol vittoria - un gioiellino balistico - arrivi da uno di quei ragazzi, Svanberg, che Sinisa aveva pizzicato alla vigilia con quel "saremo più forti se questi giovani cresceranno". I rossoblù ora sembrano una squadra più matura e consapevole. Se poi possano ambire a una misura ancora più alta per restare davvero lassù, a ridosso delle più forti e più attrezzate, questo lo dirà soltanto il campionato che già sabato presenta un esame proibitivo, a San Siro contro l’Inter arrabbiata per il pari di Genova.

Ma calma, un pensiero per volta: adesso lasciateci guardare la classifica. A Milano il Bologna si presenterà a pari punti con i campioni d’Italia in carica: sette dopo tre giornate. In una Serie A dove la Juventus perde con l’Empoli a sua volta battuto in casa dal Venezia, c’è spazio per le favole. Al momento, i rossoblù si candidano a ’miglior storia’. Da scrivere partita dopo partita, aggrappati a un’inedità solidità difensiva (2 reti prese) e con i piedi ben piantati per terra.

Mihajlovic l’aveva dichiarato alla vigilia: "Se si vuole fare il salto di qualità, queste sono le partite da vincere". L’hanno preso alla lettera, i suoi ragazzi. Sei punti nelle due gare che erano assolutamente da vincere (Salernitana e Verona) e un punto nella partita che si poteva provare a pareggiare, a Bergamo. Segno che questa squadra sta imparando a convivere con la pressione e sa gestirla nel modo giusto. Poco importa la forma, in questa fase dove ci sono da rafforzare le fondamenta dell’autostima. Parola d’ordine: sostanza. Per divertirsi, semmai, ci sarà tempo e ci si penserà più avanti: al momento basta e avanza il piacere di voltarsi e vedere dietro tante squadre. Il Bologna è sesto.

Una piccola scalata cominciata dopo aver toccato il fondo al pronti-via con la Ternana in Coppa Italia. Mihajlovic ha trasformato quella che lui stesso definì "vergogna" in orgoglio. L’orgoglio di chi sa di valere molto più di quella figuraccia. Certo, la torta del merito va divisa per bene anche con i vecchietti. Una bella fetta datela a Gary Medel, per non parlare dell’uomo ovunque Dominguez, di ritorno dall’Argentina soltanto venerdì sera.

Gianmarco Marchini